martedì 27 ottobre 2015

#53.

Oggi ha inizio il mio recovery. Recovery inteso come percorso di guarigione, la mia lotta personale contro la bulimia, seguita dalla mia psicologa. L'ho chiamata bulimia perché è ciò a cui più si avvicina, anche se non ho abbuffate vere e proprie, ma insomma, poco importa chiamarla per nome, di fatto è un disturbo alimentare, punto.
Piango tantissimo in questi giorni.
Voglio guarire.
Poi, penso che invece non guarirò mai e non vale la pena sprecare soldi e tempo con la psicologa.
Poi rinsavisco e torno a credere che posso farcela.
Poi manderei tutto a farsi fottere.
Insomma, questa è la mia situazione attuale.
Non ho voglia di prendere il treno e andare dalla psicologa.
Ma alle fine è ciò che farò.
Continuare a rimandare non ha senso.
Non so se vincerò o meno questa guerra, boh, non sono affatto fiduciosa.
Vedremo.

mercoledì 21 ottobre 2015

#52.

Mi vedo enorme.
Sono enorme.
Ho delle gambe mostruose e non mi piace nemmeno la pancia.
Lo sterno sporge.
Le clavicole sporgono.
Chiudo gli occhi e le tocco.
Sporgono molto.
Ma non abbastanza.
Devo camminare di più.
Mangiare meno.
Meno.
Muovermi tanto e mangiare poco.
Oppure no.
Fanculo.
Voglio che questo freddo mi ghiacci anche il cervello.
La gola fa male.
La rabbia fa ancora più male.
Bevo un caffè amaro, caldo, per sciogliermi un po'.
Stronzate, lo bevo per sentire meno fame.
Voglio piangere.

martedì 20 ottobre 2015

#51.

La psicologa mi ha scritto, mi ha dato appuntamento per martedì prossimo. Speravo di poterla incontrare prima, ma va benissimo così, è un punto di partenza certo, perlomeno. In un primo momento ho provato tanta rabbia, perché mi sono sentita presa poco in considerazione, molto trascurata, e non sono abituata con lei. È sempre stata molto disponibile e tempestiva nei miei confronti. Così, ho avuto l'impulso di risponderle in modo freddo e, quando la vedrò, le spiegherò come mi sono sentita, le mie impressione.
Parlandone con la mia amica, mi ha fatto però capire che probabilmente la psicologa non ha capito bene la mia situazione. Del resto, mi ero limitata a dirle "mi capita spesso di vomitare", senza dirle che arrivo a farlo anche sei volte al giorno, senza spiegarle come mi sento dentro.
Mi sono realmente decisa ad intraprendere il mio nuovo recovery, a lottare per tornare a vivere davvero.

Questi ultimi due giorni sono stati abbastanza terribili, perché, oltre a rimettere sei volte al giorno, mi sono letteralmente riempita di cibo. Ho trascorso le giornate a mangiare e vomitare ininterrottamente, fatto eccezione per le ore di lavoro. Giuro, non ho passato un solo momento senza cibo in bocca o piegata in due di fronte al cesso. E la cosa mi ha sconvolta abbastanza, mi sono sentita trasportata a qualche anno fa, quando il vomito era preceduto da interminabili abbuffate, quando ero Bulimica con la B maiuscola.
Non dico che mangiare poco sia una cosa positiva ma, visto che finisco per vomitare, tanto vale non stressare lo stomaco ulteriormente facendolo dilatare all'inverosimile. Purtroppo il disturbo non lo si controlla, quindi è inutile dire "sarebbe meglio che", o stronzate simili, perché se fosse semplice agire in modo lucido, allora mangerei sano, equilibrato, in porzioni giuste e mi terrei tutto nello stomaco, vivendo serenamente la mia vita. Il mio obiettivo è proprio questo, anche se lo vedo lontano.

Nonostante i casini di questi ultimi due giorni, mi sento la pancia abbastanza sgonfia, e questo mi tranquillizza un po'.
Mi mette ansia, invece, pensare a tutte le persone che dovrò incontrare questa settimana. Mi rendo conto che sono sempre più propensa a chiudermi in casa, a non voler vedere nessuno, ma so che anche questa è una conseguenza del mio DCA. Quindi devo fare lo sforzo, non rimandare nessun appuntamento. DEVO farlo per me stessa, per tirarmi fuori da questa merda.

Ora passo da voi, scusate se sono stata poco presente, siete sempre così carine voi con me.

sabato 17 ottobre 2015

#50.

Alla fine, ieri, è saltato il pomeriggio tra ragazze. Mi sono sentita in colpa, ma abbiamo semplicemente rimandato ad un altro giorno.
Al lavoro, la mia titolare mi ha lasciato le chiavi, affinché apra io la piadineria oggi. Mi sono sentita orgogliosa di me, perché questo significa che si fida a lasciare il negozio in mano mia e dell'altra ragazza. Si fida di noi, nonostante lavoriamo lì da neppure due mesi. Ci vede indipendenti, responsabili, capaci di gestire ogni situazione, e non potrei avere una gratificazione migliore. Siamo proprio una bella squadra, niente da dire.

Alla fine, la spesa, l'ho fatta. Mi sono detta che non voglio più vomitare, ma non voglio nemmeno digiunare. Il mio obiettivo è poter mangiare normalmente, sentirmi una persona normale. E le persone normali mangiano, perché è giusto, il cibo ci tiene in vita, mica è un demonio! Così sono andata al supermercato e ho comprato qualcosa che mi facesse gola, ma comunque di sano. Insomma, quello che mangio volentieri e che vorrei tenere nello stomaco, come le persone normali.
Io non conto le calorie e non vomito pensando che se non lo faccio ingrasso. Sì, non mi vedo sempre bene, a volte mi vedo enorme, ma riesco a razionalizzare la cosa e so che è un brutto tiro della mia mente. Di fatto sono normopeso, semplicemente. Il mio DCA non è dettato dal desiderio di volere un fisico tutto ossa.
Ho vomitato anche mentre scrivevo questo post. Ad un certo punto la colazione ha iniziato a farsi sentire pesante (una semplice tisana con qualche biscotto alla frutta) e il panico ha preso il sopravvento. E così mi sono alzata e, piegata in due sul cesso, non ho fatto che pensare a mia mamma che sta male, a mio papà che mi ama e che soffre a causa mia, alla psicologa che -porca puttana- continua ad ignorarmi, ai miei pochi amici che mi stanno ancora accanto per chissà quale motivo visto la pessima amica che sono io, a Simone che meriterebbe di stare con una ragazza normale e non con una problematica e intrattabile come me.
Vomito tutto questo io, non vomito le calorie che potrebbero farmi aumentare di peso. Vomito le preoccupazioni e lo sporco che mi sento dentro. E non riesco a farne a meno, perché se mi trattengo dal vomitare, ho crisi isteriche di pianto incontrollato, tremo come una foglia e provo un impulso immenso di farmi del male fisico. Il vomito, per quanto doloroso e sbagliato sia, mi calma.
Ma so che non è nemmeno questa la strada giusta e non ho mai desiderato andare dalla psicologa tanto come adesso. E quando si degnerà di rispondermi e finalmente ci vedremo, ho pure intenzione di dirle che mi sono sentita completamente abbandonata da lei, visto che finalmente mi sono decisa di contattarla e lei mi ha messa nel dimenticatoio.
Solo ieri sera ho rimesso tre volte, tre fottutissime volte in solo mezz'ora. Mangio. Vomito. Mangio. Vomito. Mangio. Vomito. Simone provava a trattenermi, dicendomi che sono bellissima, che mi ama, che non dovevo farlo. Mi teneva per la manica mentre mi alzavo dal tavolo. Io che non riuscivo a dar peso alle sue parole, al suo giudizio, e le gambe che praticamente camminavano da sole verso il bagno, con la mente colma di pensieri tristi, arrabbiati, che ho poi vomitato nel cesso insieme al cibo.

Questa non è vita.
Io vorrei tanto vivere, ma non so più come si fa.

venerdì 16 ottobre 2015

#49.

Ho scritto nuovamente alla psicologa. Visualizza. Non risponde. Probabilmente devo solo darle il tempo di organizzarsi e poi mi risponderà, ma una parte di me ha invece paura che mi stia negando l'aiuto di cui ho bisogno. Non ne avrebbe motivo, ma mi sento abbandonata. Ho sempre potuto contare su di lei, ha sempre avuto una parola di conforto per me, e ora non mi risponde nemmeno con un "ti faccio sapere nei prossimi giorni" o qualcosa del genere. Zero.
Mi sento sola in questa bolla. Mi sento sempre più persa. Ogni volta che sforzo il mio stomaco, ogni giorno, mi sento gli occhi esplodere. Sento lo stomaco contrarsi come non mai per espellere tutto il cibo in pochissimo tempo. Le gambe cedono e il mio corpo trema senza controllo. Non riesco a farne a meno. Mi sento morire ogni volta. Sentirmi morire, è una droga.
Ho bisogno di aiuto e questo aiuto non riesco a vederlo. Non ci sono mani protese verso di me. Non ho una mano da afferrare. Sono completamente sola in questa lotta.

Oggi mi attende un pomeriggio tra ragazze, ma in tutta onestà avrei solo voglia di tornare a casa dopo il lavoro, chiudere la porta a chiave ed essere me stessa, senza spargere sorrisi forzati. Perché è così, se sei musona dai fastidio agli altri. Se non sprizzi positività da tutti i pori, la gente ti evita. E quindi mi tocca fingere, perché di positività, in questa cazzo di giornata, non ne vedo nemmeno l'ombra.

Questa mattina mi sono svegliata con un peso sul petto, fatico a respirare, mi gira la testa e non ho assolutamente nulla da mangiare a casa, neanche un frutto. Non so nemmeno se rifarò la spesa.
Mi sento esausta, vorrei chiudere gli occhi e piangere all'infinito, fino a prosciugare il mio corpo.

mercoledì 14 ottobre 2015

#48.

Ieri ho scritto alla psicologa. Io così non posso continuare, me ne rendo conto. Ho rimandato a lungo solo per un motivo: ho ammesso di avere un problema, poiché questo è evidente, lampante, ma non l'ho ancora accettato. Non riesco a metabolizzare il fatto che io possa essere ricaduta in questo abisso. Andare dalla psicologa significa rendere tutto più reale ed è questo a spaventarmi. Ma no, così non posso andare avanti. Che io lo ammetta o no, il problema c'è, è già reale e lo rimarrebbe anche se facessi finta di niente.
Deve ancora dirmi quando può ricevermi, perché io ho disponibilità solo alle cinque del pomeriggio e lei è piena di pazienti. Appena ha un posto per me, comunque, mi ci fiondo.

È frustrante giungere a sera e rendersi conto che potrei evitare di fare la spesa al supermercato. Praticamente tutto ciò che compro finisce nel cesso. Frutta, pasta, cereali, yogurt, verdura, legumi, pizza, thè con i biscotti. Tutto, cristo santo. Avrei da parte un sacco di soldi se non avessi comprato nulla di tutto questo. Vomitare è ormai un gesto che mi viene naturale tanto quanto respirare.
Lo stomaco non mi fa più male e questo mi porta a vomitare con ancora più disinvoltura, tre, quattro, cinque volte al giorno. Sembro una macchina. Mangio, finisco e mi dirigo in bagno direttamente.

Ho bisogno della psicologa, spero che abbia presto disponibilità. Nel frattempo mi limiterò a scriverle, meglio di niente.

lunedì 12 ottobre 2015

#47.

SABATO 10.
Dopo il lavoro, sono andata dritta a casa. La casa è vuota, Simone è tornato a Bergamo per un funerale. Carico la lavatrice, mi butto sotto la doccia, acqua calda e canzoni di Lana Del Rey in riproduzione. Canto mentre mi lavo. Provo uno shampoo nuovo, super approvato visto quanto mi ha reso morbidi i capelli.
Esco dalla doccia. Con i capelli bagnati, mi metto a disegnare stando seduta sul divano, la coperta calda sulle gambe. La tv mi fa compagnia, anche se non la seguo. La sera giunge velocemente e io non ho voglia di prepararmi da mangiare. Mi vesto ed esco. Cammino un po', entro in un piccolo ristorante vegano, che fa anche take away. Prendo quello che più mi ispira, compresa una fettina di torta alle pere e zenzero. Parlo con la gentilissima ragazza. Amo parlare con chiunque sia vegano come me e abbia un pensiero come il mio. Non importa se non so nulla di loro, le parole mi escono spontanee, mi sento a mio agio subito, c'è sempre quell'affinità in più che mi dà una scossa dentro.
Ho portato il cibo a casa, ho mangiato tutto, molto lentamente. Non ho retto. Sono scivolata. E poi ancora. Con lo stomaco dolorante mi sono accucciata sul divano, la coperta fin sotto al naso. Sono andata a letto con un po' di tristezza e delusione in corpo. Ho sentito la mancanza di Simone, avrei voluto rintanarmi tra le sue braccia.

DOMENICA 11.
Mi sveglio alle 5:20, senza motivo. Mi alzo verso le 6 e impiego una vita a vestirmi. Mi vedo brutta. Grassa. Gambe enormi. Ogni indumento sembra starmi male. Provo a convincermi che mi vedo distorta, che in realtà ho un corpo normale. Indosso jeans e felpa. Il morale è a terra.
Arriva la mia amica. Insieme andiamo all'Idroscalo, qua a Milano, per l'evento MiVeg. Sono stata tanto bene. Ho riso, pianto diverse volte, fatto acquisti, appreso nuove cose, assistito a interessanti conferenze, firmato petizioni, passeggiato un po', parlato con i ragazzi di alcuni stand. Il cibo me lo sono goduta abbastanza, era tutto buono, soprattutto i dolcetti. Ho presto a sberle i brutti pensieri. Nel pomeriggio ci raggiungono mio papà e mia sorella maggiore. Stiamo lì anche a cena.
La sera, quando torno a casa, trovo Simone ad accogliermi. È tornato da Bergamo. Mi abbraccia forte. Ci raccontiamo le giornate, facciamo l'amore. Mi mancava da morire. Sia lui, che fare l'amore, in realtà. Ultimamente mi capita di respingerlo, poverino. Ieri non ho voluto pensare al mio corpo, al cibo nello stomaco, e mi sono quindi lasciata andare. Mi dice che sono bellissima, tra un bacio e l'altro. Mi sento tanto amata. Vorrei stare tra le sue braccia in eterno. Vorrei fermare il tempo.


sabato 10 ottobre 2015

#46.

Buongiorno a tutte!
Non ci sono grandi novità, anzi, tutto procede come sempre. Lo stomaco mi fa inevitabilmente male per gli sforzi a cui è sottoposto, ma non mi duole più tanto come i giorni passati, che faticavo a stare in posizione eretta. Per questo motivo ho deciso che prenoterò la gastroscopia solo se la situazione si aggraverà ulteriormente. Mi spaventa a morte l'idea di farla, è invasiva e molto dolorosa da quanto ho sentito dire, e vorrei farla solo se strettamente necessario.

Ieri mattina mi sono fatta delle foto e mi sono sentita carina, dopo parecchi giorni che non accadeva.

Vi auguro una dolce giornata!


giovedì 8 ottobre 2015

#45.

Mentre scrivo questo post ho il sapore di sangue in gola e una fitta allo stomaco. Lo stomaco mi fa male costantemente, non mi lascia tranquilla nemmeno un attimo. Dopo i pasti fa più male, ma anche a digiuno sento che qualcosa non va. Il sangue lo sento solo ogni tanto.
Il medico del pronto soccorso, che mi ha visitata qualche notte fa e che sa tutto, mi ha consigliato una gastroscopia qualora i dolori persistessero. E beh, come ho detto mi sveglio con il mal di stomaco e vado a dormire che mi contorco dal male, quindi temo proprio che dovrò farla, giusto per controllare se il mio stomaco è danneggiato in qualche modo. Temo di sapere la risposta.

Come ho già detto, ho parlato con mia mamma ed è stata davvero meravigliosa. Ho tutto il suo appoggio e ora, so di avere anche quello di papà. Non ho avuto il coraggio di dirlo io, a mio papà, così ho chiesto a mia mamma se poteva parlargliene lei. Lo ha fatto e, successivamente, mio papà mi ha chiamata. Mi ha tranquillizzata, mi ha detto che non devo preoccuparmi di nulla e che posso contare su di loro. Vogliono pagarmi loro le sedute dalla psicologa, sebbene avrei preferito metterci i miei soldi per non gravare sulle loro tasche. Non so ancora quando, inizierò quindi il mio percorso di recovery. Ho paura.

Ieri ho trascorso una bella giornata. La sera mi sono vista con la mia amica, siamo state a cena in un ristorante completamente vegan per festeggiare il suo compleanno (è vegana anche lei). Non posso negare che la mia mente abbia martellato per la maggior parte del tempo. Credo di aver mangiato troppo. La torta era immensa. Tutto buonissimo, assolutamente, ma avrei voluto strapparmi lo stomaco a mani nude e gettarlo nell'immondizia. Ho resistito dal fare qualunque cosa avventata. Doveva essere una serata piacevole e non volevo rovinare nulla. Con lei sono stata davvero bene, abbiamo parlato di tante cose, è una persona meravigliosa.
Ieri è stato il mio terzo giorno in due mesi senza vomito.
Facendo un breve calcolo, considerando che lo faccio con una media di quattro volte al giorno, in dieci giorni sarebbero già 40 volte. In venti giorni, 80. In un mese 120. Nemmeno quando ero bulimica, anni fa, vomitavo con questa frequenza.
Ho vomitato circa 120 volte in un mese. E la cosa va avanti da due mesi. Non mi sono mai abbuffata, ma ho portato il mio organismo ad un livello di tortura mai toccato prima d'ora. Poi mi stupisco se il mio stomaco è messo così male. È già un miracolo che abbia ancora uno stomaco.
Ma ieri no, ieri non l'ho fatto nemmeno una volta. Mentalmente è stata davvero dura resistere, ma ce l'ho fatta.
Lo stomaco mi fa comunque male da morire, ho paura.

Devo lottare.
Dovrei farlo.



martedì 6 ottobre 2015

#44.

Buongiorno a tutti.
Non sono morta, ma sono successe diverse cose e aggiornare il blog non è stato tra le mie priorità. Ho letto i commenti che mi avete lasciato e, terminato di scrivere questo post, provvederò a rispondere a tutti.

Sabato sera sono stata molto male. All'ennesimo viaggio in bagno, il cibo che è fuoriuscito dal mio stomaco è stato accompagnato da un getto di sangue. Mi sono preoccupata. Nel panico ho scritto subito a Simone e ai miei migliori amici. Simone è stato il primo ad avermi risposto e mi ha raggiunta subito (ricordo che io e lui viviamo insieme a Milano, ma nel weekend torniamo spesso a Bergamo per vedere le nostre famiglie e io appunto ero da mio papà, mentre lui da sua mamma). Voleva portarmi al pronto soccorso, ma io mi sono rifiutata, la mia paura non era abbastanza forte da farmi ammettere di essere in una situazione critica. Così la sera siamo usciti con alcuni suoi amici e ho passato una serata del cavolo, detestavo persino la compagnia. Ho capito di essere totalmente invischiata in questa merda perché, durante la serata, ho mangiato alcune patatine e non c'ho pensato due volte a rimetterle nel bagno di quel pub, nonostante due ore prima avessi vomitato una secchiata di sangue. Ho capito che nemmeno l'idea di essere in pericolo riesce a fermare questa mia sorta di dipendenza. Lo stesso è stato il giorno dopo. Niente, ma proprio niente riesce a farmi dire "no, aspetta, rischio di crepare, quindi non lo faccio più". Nulla. Fatto sta che ho trascorso la domenica a casa di mia mamma, piegata in due sul divano per il dolore allo stomaco. Ho detto a mia mamma che probabilmente era gastrite. Era molto preoccupata, ma ha evidentemente creduto alle mie parole. La sera Simone è passato a prendermi per ritornare insieme a Milano, a casa nostra, ma vedendomi in quello stato mi ha prima portata al pronto soccorso. Mi hanno dato il codice verde e quindi ho aspettato tre ore e mezza il mio turno. Una volta entrata, il medico mi ha visitata e mi ha chiesto i dettagli. Gli ho spiegato tutto, del disturbo alimentare. Lui mi ha fatto una flebo, mi ha prescritto un farmaco per i dolori ed è stato gentile ma molto chiaro: può darmi tutti gli antidolorifici che voglio, ma finché non risolvo il problema del vomito, il mio stomaco potrà lacerarsi da un momento all'altro. Non voglio arrivare a questo. Io davvero non lo voglio. Ho una vita intera da vivere con Simone, ho così tante cose da fare e da vedere ancora. Eppure quel dannato vomito non mi molla un solo giorno. Un solo pasto.
Siamo tornati a casa alle 4 di mattina e la sveglia è suonata alle 5:50 perché dovevo andare dalla bambina a cui faccio da babysitter. Ho lavorato anche in piadineria, non ho fermato i miei ritmi.
Ho scritto alla psicologa, le ho chiesto di vederci. Mi ha dato appuntamento per questo pomeriggio, ma io ho disdetto subito. Non so cosa mi freni. Non voglio finire agonizzante in ospedale. Eppure sto aspettando non so cosa. Ma giuro che inizierò presto un nuovo percorso di psicoterapia, lo prometto a me stessa.

Ieri sera, alla fine, ne ho parlato anche a mia mamma. Va bene non volerla far preoccupare vista la sua situazione, ma iniziavo a sentirmi in colpa per non mostrarmi completamente. Se c'è una cosa che non sopporto è fingere di essere ciò che non sono. Ai miei genitori in particolare, ma in realtà è una cosa che vale proprio in generale. Non ho motivo di nascondere questo mio lato. Quindi, ne ho parlato con lei ed è stata molto dolce e comprensiva. Ne è rimasta spiazzata, ma mi ha assicurato che supererò anche questa. Oggi, non so come, lo dirò a mio papà. Probabilmente sospetta già qualcosa, perché sabato, a casa sua, mi ha fatto diverse domande che celavano questa preoccupazione. Mi ha trovata dimagrita e, conoscendo il mio passato, avrà fatto due più due. Oggi gli dirò tutto.
Devo dire, mi sento più leggera ad aver esternato questo mio lato anche con il resto del mondo. Non cerco compassione, semplicemente non voglio prendere nessuno per il culo e non voglio fingere di star bene quando non è così.

Ora il mio stomaco è ancora dolorante, il motivo è più che palese, ma emotivamente parlando penso di stare un po' meglio.
Ho negato per troppo tempo la gravità della mia situazione. Aver ammesso finalmente di essere a questo punto, mi fa sentire più consapevole. Ho una base da cui ripartire, sebbene mi senta esausta e la salita sembra immensa.

Voglio solo star bene. Solo questo.
Vi auguro una dolce giornata.

sabato 3 ottobre 2015

#43.

Mi dispiace che sotto ai miei post nascano polemiche e volino provocazioni. Se dovete commentare in modo sgarbato, evitate proprio. Non mi interessa ricevere solo belle parole e complimenti, ma se dovete essere maleducati, state lontani dal mio blog, grazie. E non sono le parole più forti e dure a scuotermi e farmi "rinsavire", anzi, mi faccio due risate davanti a certi tentativi assurdi, giusto per farvelo sapere. Anche perché scusate, ma se fosse così semplice uscire da un DCA (intendo con le parole dure) non ci sarebbero più persone che ne soffrono, vi pare? Ce ne siamo sentite dire di ogni colore, eppure siamo ancora qua, chissà perché.

Anyway, veniamo a noi.
Ieri dopo il lavoro siamo rimasti tutti in piadineria a chiacchierare un po'. Le due cuoche sono state fuori a fumare, mentre io e il ragazzo nuovo siamo stati ai tavoli a berci un caffè. Abbiamo parlato molto di noi stessi e il discorso è finito sui DCA. La sua ragazza è anoressica e lui ha capito che qualcosa in me non andava. Devo dire che ho parlato senza grosse difficoltà, probabilmente perché con gli sconosciuti è tutto più semplice. Eppure non riuscivo a guardarlo in faccia. Una parte di me si vergogna di ciò che sono. Io non dico di non avere un DCA, ma solo che non sono in una situazione grave. Non sto morendo, ecco, leggete quel " non grave" come volete. Ma certo che ne soffrono ancora, non lo sto negando. È peró una cosa diversa rispetto al passato. In passato ero bulimica ad ogni effetto, mi abbuffavo e vomitavo. Ora vomito pasti scarsi o normali, non mi abbuffo compulsivamente, è diverso e non saprei come definirlo.
Ad ogni modo, questo Andrea è stato carinissimo, non mi ha trattata come se gli facessi pena, ma come se volesse capire. Forse anche per capire come comportarsi con la sua ragazza anoressica. Fatto sta che quando mi ha accarezzato il braccio mi sono sentita confortata. Basta proprio poco per non farmi sentire un'aliena.

Simone mi spinge per vedere la psicologa. Probabilmente chiederò un appuntamento presto. Ieri ho ricevuto la paga e almeno una seduta posso permettermela, anche se continuo a sostenere di non averne un reale bisogno. C'è chi è messo molto peggio di me.

Beh, buona giornata e buon weekend a tutti!

venerdì 2 ottobre 2015

#42.

Aggiorno velocemente dal cellulare, ma non so cosa ne verrà fuori, non mi piace l'applicazione di Blogger per Android.

Ieri mi ha scritto la psicologa. Stavo per uscire di casa, per andare al lavoro, quando noto sul cellulare un messaggio da parte sua. "Ciao Babi, come stai?". Ci siamo mandate qualche messaggio, lei vuole aiutarmi, che sia sentendoci o vedendoci chissà quando, ma io onestamente non so cosa dirle. Se andassi nel suo studio credo resterei zitta quasi tutto il tempo. Oltre al fatto che è difficile, lei è a Bergamo, io a Milano, e con il mio lavoro non posso spostarmi come e quando mi pare. Ad ogni modo, è stata carina.

Oggi mi sento abbastanza indolenzita e debole. Quando avrò terminato il lavoro starò da sola. Simone torna a Bergamo questa mattina e io lo raggiungerò domani pomeriggio, quindi per quasi due giorni sarò sola a casa. Avrei dovuto vedere la mia amica oggi pomeriggio, ma mi ha dato buca. Quindi nulla, guarderò dei film a casa, oppure andrò in centro da sola a camminare, guarderò le vetrine, comprerò qualche libro, starò al parco a leggere. Forse ho un animo solitario. Ho bisogno di amore e attenzioni, ma allo stesso tempo amo stare con i miei pensieri, senza rendere conto a nessuno, senza sentirmi costretta a parlare, ridere od essere allegra. Se sto da sola posso esprimere la vera me, e se ho voglia di stare zitta e con il muso per mezz'ora, beh, lo faccio, senza nessuno che mi rompa l'anima con domande idiote come "cos'hai?".

Ora andrò a bermi una tazza di latte di farro tiepido con spolverata di cannella, che è l'unica cosa che sono riuscita a tener giù nella giornata di ieri. È buono e mi scalda un po'. Mi sento gelare, lo stomaco si contorce e la testa inizia a farmi male.

Vi auguro una buona giornata.

giovedì 1 ottobre 2015

#41.

Ho incontrato Elena. Dopo il lavoro mi sono subito diretta alla metro e ci siamo trovate in Duomo. È stato un bel pomeriggio, ma non c'ero completamente con la testa. A volte ero completamente in aria, stavo zitta. Mi sentivo sinceramente ingombrante. Proprio ieri ho scritto qua sul blog che non mi interessa dimagrire e nel pomeriggio desideravo avere delle gambe molto più magre. Sono enormi, come facevo a non accorgermene? Occupo troppo spazio. Camminando, mi sono venute addosso diverse persone. Sono ingombrante, fossi più piccola non sarebbe successo. Devo comprare la batteria per la bilancia, così che non mi debba pesare per forza a casa di mio papà, anche perché non so quando ci tornerò di preciso. Se avessi la bilancia funzionante qua a casa mia, non mi peserei mica tutti i giorni. Vorrei solo tenere controllato il mio peso con più regolarità, ecco tutto. Non c'è mica qualcosa di sbagliato.
Con Elena è andato tutto bene, solo, appunto, mi sentivo ingombrante e avrei voluto sparire un po' ogni tanto.

La sera è stata uguale o forse peggio del solito.
Ceno. Vado in bagno.
Devi tenere qualcosa nello stomaco, cristo.
Mangio allora una tazza di latte d'avena e cereali. Vado in bagno.
Mangio una tazza di yogurt di soia e cereali.
Simone dice "Ma hai tutta questa fame stasera? Non stai male dopo?"
Rispondo "Tanto sai come va a finire"
Abbiamo iniziato a discutere. O meglio, lui mi parlava con tono preoccupato, ma senza alzare la voce. Non aveva idea che mi capitasse ogni giorno, anche per più volte. Io gli rispondevo con freddezza, con superficialità come se stessimo parlando di sciocchezze, con una punta di rabbia e senza guardarlo in faccia, ma continuando a mangiare. Finito lo yogurt, sono andata in bagno, per la terza volta.
E nulla, mi sono poi seduta sul divano, accanto a lui, a riprendere la serata normalmente, come se non fosse accaduto nulla, proprio come faccio ogni giorno.

Sono andata a letto presto. Mi sono messa sotto le coperte a leggere un po', ma poi sono crollata. Sentivo molta stanchezza in corpo. Pensavo già alla camminata che avrei fatto oggi. Mi sono addormentata.

Questa mattina, sveglia all'alba come sempre. La mamma della bambina mi scrive che la piccola è ammalata e che non sarei dovuta andare. Torno a letto, stanchissima, tra le braccia di Simone.
Oggi andrò a camminare dopo il lavoro, allora. Magari un po' più del solito, un'oretta e mezza.
La giornata è bella, devo uscire a camminare.