sabato 26 settembre 2015

#37.

Mi dispiace avervi fatto preoccupare con il post di ieri, non ne avevo intenzione.
Io tutto sommato me la cavo. Ogni sera sembra rispecchiare quella precedente, ma pazienza, me la cavo. Va bene così, ritroverò me stessa.
La febbre va e viene. Ieri sera avevo ancora 38 e questa mattina ho una tosse e un raffreddore tremendi, ma oggi andrò ugualmente al lavoro.
Non sopporto più stare a casa a far nulla, io non riesco a stare ferma. Non ci riesco! E il lavoro è un impegno, mi scoccia da morire aver già saltato due giorni. Terminato il lavoro mi dirigerò subito alla stazione dei treni, senza nemmeno passare da casa, e prenderò il primo treno per Bergamo. Trascorrerò il weekend là, con il mio migliore amico e i miei genitori.
Simone non verrà con me, non vuole, lui resterà a Milano.
Ho bisogno di uscire, di camminare, camminare e non fermarmi. Camminerei per ore ed ore, senza interruzione e senza meta. Il riposo totale non fa proprio per me, mi fa sentire in gabbia. Camminare mi fa sentire viva.

Non ho molto altro da dire, per oggi. Anzi, forse avrei il mondo da raccontare, ma risulterei noiosa e probabilmente anche più malata di quanto sia in realtà. Nonostante ogni giorno io mi liberi più volte, non riesco a considerarmi nella merda fino al collo. No, non lo sono. Non importa se la psicologa dice che ho ancora un DCA ad ogni effetto, o se in qualche modo un DCA abbia parzialmente il controllo su di me. Appunto, parzialmente, la mia mente ragiona ancora, quindi no, pensandoci bene non sono nella merda e no, non mi considero bulimica o quel cazzo che è.
Ho parzialmente un DCA, forse. È quasi buffo rileggere quel "parzialmente", ma credo di poter definire così la mia situazione.
Comunque, i miei pensieri potrebbero essere fraintesi, quindi per oggi mi fermo qui.

Vi auguro un buon fine settimana.

5 commenti:

  1. Personalmente non credo che i dca lascino molto spazio alle mezze misure, ma mi auguro che tu abbia ragione e che la situazione sia più "parziale" e più gestibile del previsto. Però ti prego, non permettere che queste sere diventino la norma, che non ti diano più pensiero... se lo fai, smetti di lottare.
    Rimettiti presto, ti auguro di passare uno splendido weekend a casa! Un abbraccio forte.

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    1. Alterno momenti in cui penso di avere in mano la situazione ad altri in cui mi sento completamente coinvolta.
      Dolce come sempre, un forte abbraccio a te.

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  2. Ciao Barbara, nei giorni scorsi mi è capitato di commentare un tuo post, prima che tu chiudessi "casa" agli sconosciuti!
    Mi ha fatto piacere che tu abbia riaperto, così come aver constatato che in pochissimo tempo tu sia riuscita, superando timori e insicurezze, ad aprirti alle persone che ti sono più vicine, manifestando coraggio, trasparenza e desiderio di contrastare energicamente gli impulsi, le coazioni a ripetere e le "forze contrarie" della malattia.
    Sì, voglio usare questo termine (malattia), duro e destabilizzante, perchè, a mio parere, un problema può essere superato solo se si affronta con onestà, senza autoinganni o infingimenti. Per quanto crudo esso sia, offre un non irrisorio vantaggio; ed esattamente quello che, una volta "accettato", si ha una sicura base di partenza, che non è poco. Se non si individua il nemico come nemico, si rischia di "far guerra" contro ignoti (e di conseguenza contro se stessi), o di ricadere circolarmente negli stessi errori, di "fare il solco" nell'errore...di stagnare nell'errore o perfino di crogiolarsi in esso, ribaltandone il significato.
    L'errore più grande è credere di non essere in pericolo o di esserne già fuori.
    In realtà non ritengo neppure, che per uscire dai dca (risolvere un dca, o ridurne "il potere"/controllo) sia necessario adottare un atteggiamento di lotta, di guerra, né intendere l'affrontare le quotidiane percezioni di dolore, di sofferenza, di fallimento, di colpa, generate meccanicamente e subdolamente dalla malattia, in termini di "resistenza" alle stesse, di forze da contrapporre a forze. E questo perchè, non si può contrastare un qualcosa di radicato, di profondo, di complesso, opponendosi ai singoli eventi del momento -eventi che si ripetono uguali a loro stessi, giorno dopo giorno-, senza mirare invece al nocciolo, all'insieme, ad una strategia ampia, slegata dall'episodio.
    L'unico modo che vedo per raggiungere un vero progresso che si avvicini ad un risultato, evitando l'estenuante ed inutile spreco di energie, di salute e di vita, è COMPRENDERE teoricamente, tutti i meccanismi che caratterizzano il DCA (leggendo il più possibile, confrontandosi con altri che ne soffrono e non, parlando con familiari, con amici, con medici e psicologi) e soprattutto CAPIRE a fondo, concretamente, le cause scatenanti, i motivi sotterranei, le dinamiche psicologiche, relazionali, affettive, emotive che costituiscono il sostrato, la base storica della malattia così come le mancanze, i buchi , i vuoti che essa sostituisce o riempie nel quotidiano.
    Per tornare a verdere un prato fiorire dei fiori più belli e colorati, non basta strappare le erbacce tenaci e invasive, perchè esse torneranno a soffocare ciò che è piu raro e fragile, ma è necessario alzare la terra, sporcarsi, vedere la parte nascosta, estirpare le radici che non vanno, fin giù in profondità, mettere altra terra buona, seminare erbetta e annaffiare...
    Voglio ripetere il concetto: non si tratta di resistere nei confronti di qualcosa, ma di capire qualcosa... (Capire è in qualche modo già risolvere..)

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  3. I dca sono malattie che per eccellenza "nascondono la verità" a chi ne soffre. E' per questo che per uscirne, è sempre indispensabile l'aiuto degli altri.
    Spesso anche la percezione che il soggetto crede che gli altri abbiano della sua malattia è completamente distorta. Ritiene di riuscire a mentire così bene, da nascondere la realtà, da non suscitare nemmeno un sospetto, quando nella stragrande maggioranza dei casi, se gli altri non sono sassi o cmq non sono privi di un minimo di sensibilità, riescono con facilità a "vedere", si rendono perfettamente conto, che qualcosa non va.
    Senza considerare, poi, che è proprio il soggetto che pressochè sempre, almeno inconsciamente, vuole con tutte le sue forze manifestarsi all'esterno, farsi vedere, trovare CHI si accorga del suo disagio, del suo dolore, della sua sofferenza. Che si accorga di LUI. Che lo RICONOSCA. Che lo ACCETTI incondizionatamente.
    Il silenzio, la non-comunicazione, il parlare con il corpo, per significare più della parola, sono difatto le costanti, i mezzi scelti per chiedere amore agli Altri (/all'Altro) o nei casi più drammatici per negare agli Altri, nei propri confronti, l'amore che si vorrebbe sopra ogni altra cosa, in dinamiche, allo stesso tempo, autolesionistiche e sadico-ricattatorie.
    Sono convinto si tratti di cose che in buona parte sai già, o di cui hai sentore o fatto esperienza concreta, ma che solo sentite o risentite dall'esterno, per mezzo della voce altrui, raggiungono quel grado di forza , intensità e realtà tali da renderle manifeste o almeno più chiare..
    Ho già scritto troppo per un commento, per cui mi fermo qui: mi faceva piacere comunicarti quello che penso a grandi linee riguardo a queste problematiche, sperando possa in qualche modo tornarti utile, magari ad accelerare qualche passaggio o semplicemente a fornire uno spunto in più di riflessione. Non vorrei in alcun modo aver turbato la tua sensibilità; la mia speranza è che tu possa interpretare queste parole in modo costruttivo...
    Barbara sei una ragazza intelligente, e con molte qualità per cui hai un vantaggio in più per potercela fare! (Il fattore tempo, è importante, decisivo, così come il sostegno delle persone!)
    Ho molta fiducia in te, un abbraccio!
    Buona Giornata!

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    1. Ti ringrazio tanto per questi lunghissimi commenti, apprezzo che abbia voluto spendere del tempo per dirmi queste cose.
      Io voglio reagire, ma è difficile. Ho bisogno di capire da quale punto parto realmente, io ancora non lo so. Non mi sento grave, no, non lo sono, ma allo stesso tempo non posso fare a meno di rimettere. Non ce la faccio, non ne sono capace, non so come evitarlo.
      Ti ringrazio immensamente per la fiducia, in qualche modo ce la farò.
      Buona giornata a te!

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