martedì 22 settembre 2015

#33.

Buongiorno a tutte!
Vi ringrazio per la dolcezza nei commenti allo scorso post, anche se ho già risposto a tutte singolarmente. Grazie per credere in me.
Ho scritto alla psicologa, ci siamo sentite, le ho spiegato la situazione. Lei mi ha detto ciò che ne pensa e mi ha dato un consiglio. Proverò a metterlo in atto e vedo se la situazione con il cibo migliora. In ogni caso devo tenerla aggiornata e, nel caso in cui non starò meglio, vedremo cosa fare. Probabilmente tornerò da lei. Non potrò fare una seduta a settimana per diversi motivi: voglio pagare tutto di tasca mia, ma avendo l'affitto non posso permettermi di spendere 50€ a settimana in terapia. Inoltre, lei si trova a Bergamo, io a Milano e non mi è permesso tornare lì ogni volta che mi pare, visto il lavoro e le spese per il viaggio. Vedrò come fare. Ai miei genitori non voglio dire nulla, questa volta. Non voglio che si preoccupino per me, soprattutto mia mamma, e poi ormai sono grande, posso anche arrangiarmi, come è giusto che sia.
Vedendo come stanno andando le cose, comunque, credo proprio che avrò bisogno della psicologa. Non c'è un solo giorno in cui riesca a star bene.
Ieri sera mi sono messa a letto abbastanza presto e ho letto un po'. Come vi ho detto, sto leggendo "Sprecata", un'autobiografia di una ragazza che ha vissuto per anni nell'anoressia e nella bulimia. Tralasciando il fatto che mi rivedo in molte cose che lei scrive, ho ripensato un attimo al mio percorso.
Ricordo come, ormai otto anni fa precisi ho iniziato a digiunare, a fare ossessivamente attività fisica, a inventarmi bugie da dire a tutti. Ricordo esattamente la mia prima abbuffata, i dettagli. Era un pomeriggio e mi trovavo in biblioteca. Avevo detto a mia mamma che avrei studiato a casa di un'amica, che avrei pranzato da lei. In realtà era solo una scusa per saltare il pasto e ammazzarmi poi di studio in santa pace. Ero a totale digiuno da un giorno e mezzo. Ho pensato di prendere un succo di frutta al distributore della macchinetta, mi servivano zuccheri per concentrarmi. Una cosa tira l'altra e ho speso un sacco di soldi per comprare una montagna di quelle merendine. Mi sentivo come posseduta. Chissà da quanto tempo mi privavo di tutto quel cibo. Sono andata in un angolino della biblioteca e ho divorato tutto. Inizialmente provavo ad assaporare ogni boccone, poi è cambiato tutto. Quel cibo non aveva più sapore, non mi interessava sentirlo e inghiottivo pezzi di merendine senza nemmeno masticarle. La mia mente non pensava a niente, le mie mani e le mie mascelle si muovevano automaticamente. Mi sono accorta che un ragazzo mi stava guardando con sguardo schifato. O forse è solo quello che vedevo io e in realtà era solo preoccupato. Ho provato una vergogna immensa e sono corsa in bagno, lasciando tutte le cartacce in giro. Quella è stata la prima volta che mi sono provocata il vomito. Ma non basta. Ho ripetuto tutto subito: ho comprato altre merendine e mi sono ingozzata, ma questa volta l'ho fatto direttamente in bagno, per non essere vista. E di nuovo a vomitare. Non ho mai avuto difficoltà ad attuare questa mostruosa pratica, nemmeno all'inizio. Con il tempo ho semplicemente imparato i "trucchetti" per rendere tutto più semplice, silenzioso ed efficace, ma di fatto anche agli inizi ne ero in grado. E da lì sono caduta in un vortice infinito.
Oggi non mi abbuffo più, ma quel gesto finale è ancora troppo spontaneo. Un gesto drammatico, pericoloso, insensato ma liberatorio, che diventa una droga, una vera e propria dipendenza. Dopo un pasto non fai che ripeterti "non lo faccio, resto qua, seduta, con la cena nello stomaco" e due minuti dopo ti ritrovi in bagno, senza nemmeno capire come ci sei finita. Un continuo riempirsi e svuotarsi, un'instabilità perenne.
Mi sveglio la mattina cercando sempre di essere positiva. Mi ripeto che questo giorno sarà diverso, un nuovo inizio, ma alla fine si rivela essere sempre un giorno come gli altri. Non perdo la speranza, questo no, ma inizio a sentirmi stanca, stremata. Dovrei almeno bere molta acqua per tenermi idratata, ma mi dimentico di farlo.


Ora andrò a fare colazione, al lavoro necessito di energie.

Vi auguro una dolce giornata.

2 commenti:

  1. C'è una bella canzone di Emeli Sandé che canta: "Oh heaven, I wake with good intentions, but the day it always lasts too long". La canto sempre a squarciagola in macchina perché anche a me spessissimo capita di alzarmi la mattina piena di buoni propositi, che a un certo punto della giornata tradisco. Non sono io, sono le giornate che sono troppo lunghe. Troppo tempo per sbagliare. E te ne vai a letto inquieta, sperando di trovare la forza il giorno seguente...
    Ti auguro di trovarla. Un abbraccio, buona giornata!

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    1. "Troppo tempo per sbagliare", dio, non sai quante volte l'ho pensato.
      Grazie per l'augurio, spero che sia così anche per te.
      Un abbraccio <3

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