sabato 12 settembre 2015

#24.

Grazie di cuore ragazze per i commenti al post di ieri. Siete state così dolci, indistintamente. Uno dei commenti, però, mi ha fatto riflettere su una cosa. E se io stessi ancora ricercando la tanto bramata perfezione?
Ormai sette anni fa sono entrata nell'abisso dei DCA e perché? Perché non mi sentivo mai abbastanza. Davo il 101% di me in ogni cosa che facevo, in ogni relazione, ovunque e per chiunque, e non era mai abbastanza. Non lo era proprio, mi facevano sentire tutti di un'inutilità pazzesca, non erano mie paranoie. Mi facevano sentire un peso. Ora, a distanza di anni, sono ossessionata dalla paura di deludere tutti. Vivo con il mio ragazzo e ho paura di come potranno andare le cose tra di noi in futuro. È inutile venirmi a dire che bisogna vivere il momento, senza pensare al futuro, perché lo so, ma io non ci riesco proprio. Se con lui un giorno dovesse mai finire, cosa ne sarebbe di me? Se dovesse trovarsi un'altra perché io "non sono abbastanza"?
Altra cosa: il lavoro. Ho una paura folle di poter combinare disastri, anche se per ora sta andando tutto molto bene, e non voglio deludere i miei datori di lavoro. Non voglio essere "non abbastanza" per le loro esigenze, non voglio che mi considerino un'incapace, non voglio deludere le loro aspettative.
Potrei star qua ad elencare altre mille cose riconducibili alla paura di non essere abbastanza, o alla ricerca della perfezione, dipende dai punti di vista, ma mi fermo qua per ora, che è meglio.

A volte vorrei che ci fosse qualcuno che mi dica cosa cazzo devo fare. In alcuni momenti mi sento così persa, sperduta, tanto da non capire da che parte devo andare. Vorrei che mi si dicessero le cose come stanno, una verità forse dolorosa, ma che mi permetta di fare un po' di chiarezza.
Quando anni fa mi è stata diagnosticata la bulimia nervosa in un centro per DCA, ho iniziato ad aprire gli occhi. Sapevo già di essere bulimica da anni, non ci vuole un genio per capirlo se vomiti cinque volte ogni giorno, ma sentirmelo dire in quel modo, così oggettivo e senza giri di parole, mi ha aiutata a prendere consapevolezza della realtà.
Quando mi hanno detto che mia nonna, o la mia cagnolina, sarebbero morte di lì a breve, mi sono sentita morire dentro come non mai, ma almeno ho ricominciato a provare qualcosa. Qualcosa che fino all'attimo prima anestetizzavo io stessa, visto che non avrei mai accettato quella realtà.
Ho bisogno di sentirmi sbattere in faccia la realtà per rendere reale qualcosa di cui magari sono già a conoscenza ma che non riesco ad accettare.



Questi giorni sono tutti uguali. Qualunque cosa mandi giù, mi sembra troppo.
Due fette di pane sono troppe.
Un burger di soia intero è troppo.
Una scatola di fagioli è troppo.
Anche quando mangio solo una pesca, è troppo.
Mi "libero" di questo "troppo" ormai ogni giorno. Dopo questo sporco e insulso rito, il mio viso sembra sempre così malato e scavato, gli occhi rossi e pieni di lacrime, la gola che brucia, la lingua piena di piccoli taglietti, il naso che cola, lo stomaco che duole.
Vorrei liberarmi del dolore che provo, delle mie paure, delle mie insicurezze che sembrano essere sempre più forti. Vorrei liberarmi di tutto questo. Vorrei prendere il mio dolore con le mani, staccarlo dal petto, buttarlo nel cesso e tirare lo sciacquone.
Ma no, non è possibile. Posso solo liberarmi di quel "troppo" che si trova nel mio stomaco.
Ne parlo qua, perché non mi conoscete e chi mi conosce presumo non mi legga: ho tolto il link del blog da ogni social. Vorrei poterne parlare anche con un'amica, ma abbiamo stretto un bel rapporto da poco tempo e, indovinate un po'? Ho paura che se ne vada se scoprisse tutto questo.
Mi sento una codarda, ma non posso perdere anche lei. Non voglio, è una persona importante per me.
Vorrei che mi guardasse negli occhi e capisse tutto da sola, che mi stringesse e mi dicesse che mi vuole bene anche se sono un disastro, anche se ho deluso le sue aspettative.
Vorrei che lo stesso facesse Simone, anziché chiedermi semplicemente se dopo cena ho vomitato.

Qualcuno mi dica cosa diavolo fare, perché io non sto capendo più un cazzo.

4 commenti:

  1. Babi!
    Io ti conosco, anche se non di persona, ma sì, penso di conoscerti almeno in minima parte. Penso che tu sia una persona molto molto forte, molto determinata, ma anche fragile (e fragile è diverso da debole). È inutile mentirci, dire a noi stesse e a tutti che è passato, che i problemi con il cibo non ci sono più, che è tutto finito. Io credo che non ci libereremo mai di tutto questo, che le calorie di una pizza le sapremo per sempre a memoria, che sapremo esattamente come fare per "liberarci" e sapremo sempre tutti i trucchetti per renderlo più facile, o per non farci sentire nella stanza accanto.
    Ma sapremo, e soprattutto TU sai, che ti sei anche rialzata. Ti riporto alcune tue parole che mi hai detto: "ti dico una cosa: le altre persone possono ascoltarti, aiutarti a vedere le cose in modo oggettivo, darti un sostegno morale e indirizzarti verso la tua strada, ma poi tutto il resto lo fai tu. Sei tu che hai agito come hai agito, sei tu ad aver allontanato quella persona, tu hai permesso a qualcuno di amarti, tu stai adottando uno stile di vita più sano e così via."
    Ora tu magari ti senti persa, spaesata, probabilmente anche molto impaurita. Magari hai bisogno di Simone, delle parole dolci di tua mamma, di un abbraccio dalla tua amica, ma devi prima chiedere tutto questo a te. Le persone sono solo la cornice, sei tu il quadro. Credo che Simone non stia capendo la situazione, forse ha intuito qualcosa, ma non è sicuro, forse neanche vuole crederci (quando vogliamo tanto bene a qualcuno, neghiamo la realtà e speriamo sempre che non stiamo mai COSì male). E ora ti dico una cosa che forse non vorrai sentire, anche io odio sentirmela dire, ma devi chiedere a Simone l'abbraccio che vuoi, le parole che ti servono. Non piangere nel letto di nascosto, girati verso di lui e parlagli. Lui ti ama, Babi. E se non ti fidi di lui, fidati almeno del sentimento VERO (e so che lo pensi anche tu) che vi unisce.
    Devi agire tu però.
    Ecco quello che ti dico io, alla tua ultima richiesta. Chiedi ciò che vuoi.
    Io e il mio ragazzo l'altro giorno abbiamo litigato proprio per questo motivo. Io come te vorrei alcune cose da lui, ma spero sempre lo capisca, e lui non lo capisce e non le fa. Durante la litigata, in maniera veramente cattiva, gli ho rinfacciato tutto e lui, piangendo, mi ha detto "io non avevo capito stessi così male e avessi così bisogno di me". E continuava a piangere, sentendosi probabilmente in colpa. Poi ha sussurrato: "Devi parlarmi tu, io ci sono ma anche tu devi fare qualcosa, che sia anche solo CHIEDERE una mano".
    La tua realtà la sai, nessuno deve sbattertela in faccia. Prendi atto della situazione (come ti ho risposto al tuo commento sul mio blog, è una scivolata, non una caduta), non ti vergognare, non ti colpevolizzare, non hai niente di sbagliato. Guardati allo specchio e accetta la scivolata, è l'unico modo per rialzarsi. E poi parla con chi preferisci, anche qui sul blog in "segreto".

    Scusa il commento confuso, ma spero arrivi comunque il messaggio che voglio mandarti.
    Ti mando un abbraccione, Babi. E per quanto può valere, puoi parlarmi. <3

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  2. Ciao, grazie per questo commentone.
    Io non credo che questa volta sia come in passato, perché se "mi libero" dopo cena, non lo faccio con l'intento di dimagrire. È che mentalmente non riesco a trattenere il cibo, mi fa andare in paranoia, non so nemmeno spiegarmi e questa cosa mi fa rabbia. Dimagrire non è il mio obiettivo primario, anche perché so di non essere grassa e so che per eliminare il grasso basterebbe mangiar bene e fare sport.
    Non so cosa mi sia preso, non ci capisco più niente. Sì, di fatto c'è un problema dal punto di vista alimentare e ho effettivamente paura che possa ricadere rovinosamente in un dca, iniziando a vedermi deforme e tutto il resto, ma per ora non riesco a comprendere quale sia il problema di base.
    Comunque, spero che non sia stata tu a riferire ad Elena che vorrei parlarne con lei, perché trovo che sia stata una mossa ingiusta nei miei confronti. Se non me la sento ancora di parlargliene, questa cosa andrebbe rispettata.
    Per il resto hai ragione, devo trovare il coraggio di aprirmi di più, di dire ciò che desidero senza aspettare che gli altri mi leggano nella mente. Ci provo, ci provo davvero, ma questa situazione mi paralizza, mi fa sentire sbagliata, impaurita e fragile.
    Ti mando un grande abbraccio anche io, grazie di cuore per le tue parole.<3

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    1. Babi, non so chi sia Elena, e no,non farei mai una cosa del genere.
      Io sono sicura che tu sappia bene che per eliminare quel grasso in più devi solo mangiare bene e continuare con il tuo stile di vita sano. Così come sono sicura che non sei tornata a "liberarti" per la paura di ingrassare o la voglia di dimagrire.
      Purtroppo questo, digiunare, tagliarsi, dare i pugni al muro, farsi male in generale è un modo che usiamo quando qualcosa non va. C'è chi si sfoga in maniera costruttiva, chi in maniera distruttiva. Con il mio ragazzo abbiamo litigato un giorno su questo argomento, perché non capisce come una cosa tanto dannosa mi faccia stare al contempo bene (anche se mi fa star male fisicamente e mentalmente). Chissa cosa c'è dietro, cosa ci porta realmente a "sfogarci" così.
      Io, babi, non mi preoccuperei troppo per i gesti che fai, ma per cosa ti porta a farli...
      E anche in questo un parere esterno magari può aiutare.

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  3. "Liberarsi", come dici tu, è anche un calmante/anestetizzante, purtroppo lo so bene... non prendere le cose sottogamba, è già questo un disordine alimentare, anche se adesso ti piaci abbastanza e non sei fissata con l'idea di dimagrire. La prima cosa che ho fatto quando è morto mio papà è stato rifugiarmi in quel gesto... e credimi che dimagrire era il mio ultimo pensiero al mondo! Volevo solo, disperatamente, "sprecare" le mie energie in qualcosa, spossarmi al punto da sentire di meno le mie emozioni. Io non so cosa stai passando in questo periodo, però forse tra nuovo lavoro, tra non fidarti mai di nessuno, tra queste insicurezze, etc... sei arrivata al punto di volere una valvola di sfogo. Ti incoraggio, come ha fatto I Cant Change, ad aprirti con qualcuno, se continui a imbottigliare quello che senti avrai ancora più bisogno di un mezzo alternativo per calmarti e distrarti dai tuoi sentimenti! Poi lo so che è semplice da dire e difficilissimo da fare. Ma devi farti coraggio e decidere, da sola, di smetterla, di cambiare le cose. Di convivere un pochino con la paranoia di avere del cibo in corpo. Non credere, questi sono consigli che rivolgo sia a te che a me. Forza! Ce la puoi fare. Sii coraggiosa, un abbraccio.

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