mercoledì 30 settembre 2015

#40.

Quanto diamine scorre veloce il tempo? Mi sembra di fare mille cose. Poi la sera crollo presto, alle 22:30 mi addormento, cosa insolita per una che è sempre stata sveglia fino a tardi, e alle 5:50 mi sveglio per uscire, camminare e andare dalla bambina a cui faccio da babysitter.
Fare due lavori al giorno è gratificante e non mi portano via nemmeno molto tempo, quindi ho la possibilità di vivermi le giornate. Però va tutto troppo veloce, e mi sembra passi tutto come uno schiocco di dita.
Ieri sera ho FALLITO tre volte di fila.
Merenda: mangio, rimetto.
Cena: mangio, rimetto.
Non posso stare a stomaco completamente vuoto, su, devo mangiare qualcosa, il cibo è vita.
Mangio ancora, rimetto di nuovo. Mi sento uno schifo.
Basta.
Mi fa male la gola, lo stomaco, le ossa, ed è inutile continuare o sarei andata avanti così tutta sera.
Da un lato, il mio cervello mi fa comprendere che devo mangiare, che è una cosa normalissima e che non può farmi che bene. Dall'altra, il mio cervello non regge il cibo.
E potete dirmi ciò che volete, che sto dimagrendo, che mi piace sentirmi più piccolina, sono cose vere, ma non me ne frega un cazzo di perdere peso così. Non vomito con la paura di ingrassare. Non vomito perché il cibo mi fa sentire in colpa. In colpa di cosa poi? È cibo, diamine, cibo che serve per il sostentamento, non sto mica ammazzando qualcuno per cui sentirmi colpevole. No, semplicemente, sopportare il cibo nello stomaco mi pesa terribilmente, non ce la faccio. I liquidi li reggo già più facilmente, latte, cappuccino, tisane, centrifugati, ma il cibo più sostanzioso mi dà letteralmente la nausea, non riesco, non ce la faccio.
Dopo la terza volta che esco dal bagno, mi accoccolo sul divano. Ho lo stomaco completamente vuoto, ho freddo, il petto fa male, la gola pulsa velocemente, mi sento esplodere il cuore. Sento il sapore di sangue in bocca.

Oggi, subito dopo il lavoro, mi vedrò in centro a Milano con la mia amica. Spero di distrarmi, di passare serenamente questo pomeriggio senza pensare troppo ai problemi. Domani vi racconterò.

Una dolce giornata a tutte.

martedì 29 settembre 2015

#39.

Domenica notte stavo dormendo. Era tardi e la mattina mi sarei dovuta alzare presto. Simone è tornato a casa dopo mezzanotte (è stato all'Expo con il padre) e baciandomi mi ha svegliata. Abbiamo fatto l'amore con una passione che forse negli ultimi tempi mancava un po'. Mi sono sentita così viva e desiderata. Avevo bisogno di sentirmi desiderata, sì, credo che ogni donna ne senta l'esigenza, soprattutto se ha un partner al suo fianco.
Ieri mi ha ripetuto non so quante volte che sono bellissima. L'ho trovato spesso a contemplarmi con uno sguardo dolce e davvero innamorato. Mi ha fatto piacere ricevere questo complimento così sentito, ma ho iniziato a sentirmi un po' a disagio.

Non ho quasi mai fame, ho spesso la nausea. Mi capita di sentirmi piena, come se avessi mangiato molto, anche quando non ho una briciola nello stomaco. È quel peso che sento, da cui cerco di liberarmi. È come se fosse un peso fisico, reale. Mangio poco o nulla, o faccio pasti normali, ma al mio stomaco sembra sempre di mangiare troppo. Ed una semplice mela mi fa sentire sazia. E subito dopo mi sembra di esplodere, come se quella semplice mela si fosse moltiplicata esponenzialmente dentro di me. Non riesco a sopportare tutto questo e sento la necessità di alleggerirmi, a qualunque costo, prima di impazzire.

Questa mattina, quando sono uscita di casa alle 6, c'era molto buio. Il freddo penetrava nelle ossa e tenevo le mani chiuse a pugno dentro le tasche della giacca, nella speranza di scaldarle un po'. Amo questo freddo. So che è paradossale, ma lo amo. Aver freddo da morire mi fa sentire stupidamente viva. Scaldarmi un po' dopo avere anche il sangue gelato, lo trovo invece piacevolmente dolce e mi dona un senso di protezione. Amo il freddo e amo scaldarmi. Che roba contorta.
Amo camminare al buio, la mattina presto, quando le strade sono vuote e silenziose. Camminerei tutta la notte. Il cappuccio sulla testa, le mani in tasca, le gambe che si muovono velocemente, ad un ritmo sostenuto, Lana Del Rey nelle orecchie. Pensieri e riflessioni che vorrei restassero rinchiusi nella notte, per lasciare spazio a qualcosa di bello durante il giorno.

Ecco un nuovo giorno da affrontare, da vivere. Cosa avrà in serbo per me? Quali piccole gioie mi faranno sorridere? Quali dispiaceri e quali paure mi uccideranno un po' di più? È tutto da scrivere, ogni giorno è un capitolo nuovo di questo lungo libro incasinato.

Vi auguro una dolce giornata.

lunedì 28 settembre 2015

#38.

SABATO 26.
Il sabato è sempre tranquillo al lavoro, abbiamo pochissimi clienti. La maggior parte del tempo chiacchieriamo tra di noi. Questa volta eravamo in vena di confidenze. Ho parlato alla cuoca (che è anche il mio capo) della situazione di mia mamma. Le ho parlato della sua malattia e della possibile operazione che dovrà affrontare, l'ennesima. Lei è stata molto comprensiva, è una grande ascoltatrice, oltre che una donna interessante. Le ho detto che mia mamma non accetta la sua stessa condizione fisica e mentale. "La prima cosa da fare è accettare di avere un problema. Finché non lo si accetta non si può fare nessun passo avanti". Le parole del mio capo mi sono rimbombate in testa tutta la mattina. So che ha ragione e che è così per ogni problema. L'accettazione è sempre il primo tassello fondamentale per costruire un percorso verso la libertà.
Terminato il lavoro, sono andata subito alla stazione dei treni. Ho preso il primo diretto a Bergamo. Mi sono seduta in un posto vicino al finestrino. Avevo freddo. Per tutto il tragitto ho ascoltato a ripetizione "Ride", di Lana Del Rey. Ho pianto per la maggior parte del tempo.



Ho osservato i paesaggi. Dai verdi prati siamo giunti ai campi arati. Finché, eccole lì, le mie montagne. Quanto sono belle le montagne, verdi, alte, dalle strane forme, colme di tranquillità e di vita. Le guardo e sento qualcosa nello stomaco, per l'emozione.
Scesa dal treno mi sono incontrata subito con il mio migliore amico, Michael, ed un altro amico. La prima cosa che mi ha detto è che sono dimagrita tanto, che si nota molto. E lui sa ogni cosa di me, quindi non gli è servito molto tempo per capire il motivo. Eppure io mi sono limitata a dire, a disagio, uno stupidissimo "non ne ho idea, può essere". Mi ha abbracciata stretta e mi ha subito fatto presente che lui per me c'è e ci sarà sempre. Mi è mancato fin troppo. Io e lui abbiamo un rapporto che credo non potrò mai avere con nessun altro. Siamo stati anche insieme in passato, per nove mesi, ma da quando ci siamo lasciati siamo molto più affiatati. Il bene che gli voglio, le sensazioni che mi dà, non potrebbe darmele nessun altro amico. Con lui mi sento sinceramente "amata", ma in un modo puro, una pura amicizia, un sentimento così vero che quasi mi sembra irreale, privo di discrepanze. Siamo perfettamente l'uno il linea con l'altro. Ci capiamo seriamente con un solo sguardo. Abbiamo trascorso un pomeriggio bellissimo tutti e tre insieme, sono stata davvero serena, ho riso molto. Quando abbiamo dovuto salutarci, mi sono sentita una morsa allo stomaco. Mi ha abbracciata così forte e così a lungo che ho pensato di non volermi più staccare da lui. E invece è dovuto accadere. Mi sono girata e ho pianto, fino all'arrivo a casa di mio papà.
Mi ha preparato il risotto allo zafferano, sa quanto mi piace e lui lo fa proprio buono. Era delizioso. Ma sono entrata in uno stato d'ansia che sono riuscita a placare solo liberandomi. No, fanculo, usiamo i termini giusti: vomitando. Sì, ho vomitato, punto. E mi sono sentita una merda, perché lui ha cucinato per me, con amore. Mi sono sentita una merda, ma non sentivo più quel peso, quell'ansia che mi attanagliava il petto. La serata è stata tranquilla.


DOMENICA 27.
La mattina mi sono svegliata presto, erano solo le 6 e mi sono pesata. Non avrei dovuto probabilmente, ma ho inevitabilmente sorriso. Sono uscita dal bagno e ho abbracciato forte mio papà. Quanto mi mancava il mio papà. Quanto amo anche lui, mamma mia.
Per pranzo sono andata a casa di mia mamma. Dopo non so quanto tempo, ho visto il suo volto illuminarsi. Mi ha vista, ha sorriso e mi ha abbracciata forte. Quanto è bella la mia mamma. Nessuna malattia, nessuna sofferenza, riesce a rovinare la sua bellezza. Ai miei occhi sarà sempre una donna meravigliosa. E la sua gioia nel vedermi mi ha fatta implodere di felicità. Una felicità autentica. Ho trascorso la domenica con lei e la mia sorellina, anche lei contentissima di vedermi. Abbiamo parlato tantissimo e abbiamo passato una bella giornata. Io e Michael ci siamo scritti un po'. Mi ha ripetuto che sono dimagrita e poi mi ha detto parole dolcissime che vorrei tenere per me.
Ma nonostante questo, sono riuscita a sentirmi una merda ugualmente. Né il pranzo, né la cena, mi sono stati giù. Mia mamma, che ha cucinato con amore per me, non merita questo. La donna più importante della mia vita non lo merita, come non lo ha meritato mio papà la sera prima. Eppure non ho potuto farne a meno, mi sentivo impazzire. Prima di uscire dal bagno, mi sono seduta per terra, con la testa tra le ginocchia. Ho pianto ancora, silenziosamente. I miei genitori non meritano questo, non lo meritano, e vomitare ciò che preparano loro mi fa sentire un mostro. Eppure non riesco, non ce la faccio, non posso farne a meno. Ma come diavolo ho fatto, tempo fa a smettere di vomitare? Dove cazzo è quell'interruttore? Come cazzo si fa, porca puttana?
Questa volta non posso dire niente ai miei genitori, non posso farli soffrire ancora, tanto meno mia mamma, che non avrebbe le forze per sopportarlo.
Prima di salutarci ci siamo abbracciate ancora forte, è stato brutto separarmi da lei.
Mio papà mi è venuto a prendere da lei e mi ha portata fino a Milano, a casa mia, di sua iniziativa per non farmi spendere soldi con il treno. Ho due genitori meravigliosi, dolcissimi, che mi sommergono di amore.
E io sto male. Forse abbiamo un rapporto così importante che non sopporto di stare così lontana da loro, per così tanto tempo. Non sopporto l'idea che mia mamma stia soffrendo per la malattia. Non sopporto che mio papà sia a casa da solo, visto che io ora vivo con il mio ragazzo in un'altra città. Dentro di me sento di averli abbandonati, anche se non è così. Ho passato una vita ad essere abbandonata da "amici", soffrendo come un cane, e ora a me sembra di abbandonare loro.

Che stupida che sono.
E intanto mi distruggo, piano piano.

sabato 26 settembre 2015

#37.

Mi dispiace avervi fatto preoccupare con il post di ieri, non ne avevo intenzione.
Io tutto sommato me la cavo. Ogni sera sembra rispecchiare quella precedente, ma pazienza, me la cavo. Va bene così, ritroverò me stessa.
La febbre va e viene. Ieri sera avevo ancora 38 e questa mattina ho una tosse e un raffreddore tremendi, ma oggi andrò ugualmente al lavoro.
Non sopporto più stare a casa a far nulla, io non riesco a stare ferma. Non ci riesco! E il lavoro è un impegno, mi scoccia da morire aver già saltato due giorni. Terminato il lavoro mi dirigerò subito alla stazione dei treni, senza nemmeno passare da casa, e prenderò il primo treno per Bergamo. Trascorrerò il weekend là, con il mio migliore amico e i miei genitori.
Simone non verrà con me, non vuole, lui resterà a Milano.
Ho bisogno di uscire, di camminare, camminare e non fermarmi. Camminerei per ore ed ore, senza interruzione e senza meta. Il riposo totale non fa proprio per me, mi fa sentire in gabbia. Camminare mi fa sentire viva.

Non ho molto altro da dire, per oggi. Anzi, forse avrei il mondo da raccontare, ma risulterei noiosa e probabilmente anche più malata di quanto sia in realtà. Nonostante ogni giorno io mi liberi più volte, non riesco a considerarmi nella merda fino al collo. No, non lo sono. Non importa se la psicologa dice che ho ancora un DCA ad ogni effetto, o se in qualche modo un DCA abbia parzialmente il controllo su di me. Appunto, parzialmente, la mia mente ragiona ancora, quindi no, pensandoci bene non sono nella merda e no, non mi considero bulimica o quel cazzo che è.
Ho parzialmente un DCA, forse. È quasi buffo rileggere quel "parzialmente", ma credo di poter definire così la mia situazione.
Comunque, i miei pensieri potrebbero essere fraintesi, quindi per oggi mi fermo qui.

Vi auguro un buon fine settimana.

venerdì 25 settembre 2015

#36.

Come un'amica bastarda non mi lascia sola nemmeno quando sto male.
Sono senza energie ma non importa, la forza me la dà Lei.
Ceno, la febbre è alta, lo stomaco pieno.
Vorrei solo stendermi, sono stanca, ma no, Lei è lì.
Lei mi prende per mano e un attimo dopo mi sento leggera.
Mi sento la testa esplodere, penso che i capillari negli occhi siano esplosi.
Mi guardo allo specchio e ho gli occhi rossi, bagnati, ma nulla di più.
È andata bene.
Esco dal bagno.
Ripeto tutto, come se non fosse abbastanza.
Questa volta mi sento svenire, cado a terra.
Mi rialzo, sciacquo il viso.
Piango, sciacquo ancora il viso.
Esco dal bagno tremante.
Simone non mi guarda.
"Sembri uno zombie", dice.
Non stacca lo sguardo dalla tv, neanche per un secondo.
Mi siedo accanto a lui, sul divano.
Mi sento ghiacciare, così mi copro.
Ho un forte dolore al petto, continuo a tremare.
La testa mi esplode.
Tra un po' farà BOOM, come una vera bomba.
Chiudo gli occhi, respiro troppo velocemente.
Forse Lei è la mia unica certezza.
Come un'amica bastarda non mi lascia sola nemmeno quando sto male.

giovedì 24 settembre 2015

#35.

Sono malata. La febbre e il raffreddore mi fanno sentire uno straccio. Oggi per me niente lavoro, mi dedicherò al totale riposo. Naturalmente, se anche il mio corpo cerca di rilassarsi, la mia mente è in continuo fermento. Osservo la mia casa e progetto alcune modifiche. Niente che comporti il dispendio di denaro, è già bello se guadagno il necessario per pagare affitto e bollette, no, parlo di modifiche semplici. Mi sembra sia tutto in disordine e sporco. Sono sempre stata disordinata in effetti, ma ho sempre curato molto l'igiene. Ho l'impulso di lucidare tutto fino a che il braccio non mi duole. Finita una doccia, vorrei farne un'altra un'ora dopo. È come se dovessi liberarmi di una sporcizia che solo la mia mente riesce a vedere.
Vorrei tanto uscire a passeggiare, stendermi sul prato di un parco qua vicino, immenso, e restare lì tutto il giorno. Dovrò invece stare tutto il giorno a casa, con le gambe che fremono, sperando che la febbre svanisca. Restare ferma è solo l'ennesima difficoltà che la mia mente incontra sul suo cammino.

Ieri sono riuscita a tenere tutto nel mio stomaco, dalla colazione alla cena. La cosa strana è che ne sono totalmente indifferente, non ne sono compiaciuta. Quando mi libero non lo faccio con lo scopo di dimagrire. Anzi, sarò onesta, dimagrire è l'ultimo dei miei pensieri. Sì, vorrei essere più magra, sì, a volte mi vedo mostruosamente enorme di fronte allo specchio, ma se salto un pasto o me ne libero, non lo faccio con l'idea fissa di voler dimagrire, così come non ho questa paura di ingrassare.
Sto dimagrendo, questo è vero. Le ossa che premono per sporgere le vedo. Lo sterno e le clavicole non riuscirei a nasconderle nemmeno se volessi. I jeans skinny che mi avvolgevano la gamba, ora sono pieni di pieghe e spazi vuoti. Ma non mi interessa. Non è la magrezza estrema che sto cercando. Sto solo cercando di liberarmi di un qualcosa di troppo grosso che grava sulla mia anima. Essere più piccolina fisicamente mi fa sentire un po' più leggera, ma sono lontana dall'essere un mucchietto d'ossa, cosa che non ho nemmeno intenzione di diventare.

Non ho paura del cibo. Se vedo un barattolo di marmellata pieno, non penso a quante calorie abbia. Anzi, non me ne può fregare di meno. La mia mente apprezza il cibo, ma non sopporta il modo in cui mi sento dopo un pasto normale. Sensi di colpa? No, solo incapacità di accettare la sensazione di un peso nello stomaco. Un peso sullo stomaco è come un peso sull'anima. Io ho l'anima già a pezzi, non regge più niente, non importa se si tratta di un macigno o di una piccola piuma. Il minimo peso sembra puro piombo.
Sentirmi dire dalla psicologa che, sì, ho ancora un DCA a tutti gli effetti, mi scoraggia un po'. Non so se definirla bulimia, visto che mi libero ma non mi abbuffo, ma non mi importa nemmeno dargli un nome. Cosa cambierebbe? Assolutamente nulla.

Ora leggo un po', devo finire il libro "Sprecata". Ho un mal di testa indescrivibile.
Vi lascio la foto della mia dolce colazione e vi auguro una giornata altrettanto dolce.

Vi stringo.





mercoledì 23 settembre 2015

#34.

Sono malata. Sono sveglia dalle 5 di questa mattina, ho un mal di gola tremendo, la testa non è messa meglio, ho un principio di raffreddore e mi sento la febbre. Questa mattina sono uscita come sempre per andare dalla bambina a cui faccio da babysitter. Morivo di freddo, nonostante fossi ben coperta. La bambina è dolcissima. Eravamo sedute sul divano, lei guardava i cartoni animali, io ero accanto a lei a leggere il mio libro. Ad un certo punto sento che mi accarezza la guancia. Le dico che è dolce, le do un piccolo buffetto sulla guancia e le sorrido. L'ho portata a scuola e sono tornata a casa mia e ora, eccomi qua a scrivere.

Mi sono accorta che sto diventando maniacale. Ieri mattina stavo leggendo prima di andare al lavoro. Ormai la mia routine è fissa.
Alle 10:50 metto le scarpe e prendo la borsa. Non un minuto prima, non uno dopo. Alle 10:50.
Ieri, alle 10:46 stavo ancora leggendo.
Devo leggere tre pagine in quattro minuti.
Ci tengo quattro minuti precisi, sono meglio di un orologio svizzero.
Chiudo il libro, indosso le Vans, prendo la borsa.
Alle 10:52 sono in strada. Non "per caso", è così sempre, deve essere così sempre, o impazzisco.
Perfetto. Sono in perfetto sincro con la mia routine.
Inizio a camminare e osservo tutto. Mi passa accanto una donna bionda, due borse in mano, parla al telefono con le cuffiette, è incazzata. Parla di qualcuno chiamandola "puttana". Proseguo e passo in mezzo ad un gruppo di persone che attendono l'autobus. Un paio di loro mi guardano, stanno fumando. Ignoro tutti e ascolto il mio corpo. Sento freddo, molto, mi osservo le mani e sono bianche. Anzi, sono quasi trasparenti, si vedono le vene. I palmi delle mani sono un reticolato infinito di vasi capillari. Mi piacciono, ma ho troppo freddo.
Al lavoro tutto bene, nulla da dire.

La sera, mentre leggo, ricevo una chiamata. Non mi importa più di niente e nessuno, perché mi sta chiamando mia mamma e mi sento implodere di gioia. Rispondo e lei è così felice di sentirmi. Lo percepisco dal suo tono di voce, dalle sue parole, dalla sua dolcezza. Ha detto che è fiera di me, perché ormai sono un'adulta che ha preso in mano la propria vita. Ripenso a ciò che ho fatto poco prima, in bagno, e provo un gran senso di vergogna. Ma mia mamma è fiera della sua bambina, non mi importa più di ciò che ho fatto e caccio via il brutto pensiero. Parliamo, sono stesa sul letto e tengo gli occhi chiusi per non avere distrazioni e concentrarmi sulla sua voce. Mi manca da morire.
Terminata la chiamata, Simone mi raggiunge e si stende accanto a me. Mi accarezza il corpo e si sofferma sulle mie anche.
"Hai le ossa completamente di fuori, ti sei vista?"
"Ed è un problema?" sono timorosa.
"No no, anzi, era un complimento per dirti che mi piace il tuo corpo", mi sorride.
Più le mie ossa sono sporgenti e più gli piaccio? Davvero? Vanno davvero così le cose?
Ho voltato il viso dall'altra parte, con il groppo in gola.
Sussurro un debole "ti amo". Sono triste.

Oggi, anzi, ora, mi sento molto debole. Devo fare colazione, ma non ho fame. Lo stomaco mi duole per quello che gli sto facendo. La testa mi fa male, un po' per l'influenza, un po' per il mio esaurimento.
Devo essere forte. Devo, non ho scelta. Non saprei come rialzarmi, se cadessi adesso. Non ne ho le forze e non voglio aggrapparmi a nessuno, non sarebbe giusto.

Devo essere forte.

martedì 22 settembre 2015

#33.

Buongiorno a tutte!
Vi ringrazio per la dolcezza nei commenti allo scorso post, anche se ho già risposto a tutte singolarmente. Grazie per credere in me.
Ho scritto alla psicologa, ci siamo sentite, le ho spiegato la situazione. Lei mi ha detto ciò che ne pensa e mi ha dato un consiglio. Proverò a metterlo in atto e vedo se la situazione con il cibo migliora. In ogni caso devo tenerla aggiornata e, nel caso in cui non starò meglio, vedremo cosa fare. Probabilmente tornerò da lei. Non potrò fare una seduta a settimana per diversi motivi: voglio pagare tutto di tasca mia, ma avendo l'affitto non posso permettermi di spendere 50€ a settimana in terapia. Inoltre, lei si trova a Bergamo, io a Milano e non mi è permesso tornare lì ogni volta che mi pare, visto il lavoro e le spese per il viaggio. Vedrò come fare. Ai miei genitori non voglio dire nulla, questa volta. Non voglio che si preoccupino per me, soprattutto mia mamma, e poi ormai sono grande, posso anche arrangiarmi, come è giusto che sia.
Vedendo come stanno andando le cose, comunque, credo proprio che avrò bisogno della psicologa. Non c'è un solo giorno in cui riesca a star bene.
Ieri sera mi sono messa a letto abbastanza presto e ho letto un po'. Come vi ho detto, sto leggendo "Sprecata", un'autobiografia di una ragazza che ha vissuto per anni nell'anoressia e nella bulimia. Tralasciando il fatto che mi rivedo in molte cose che lei scrive, ho ripensato un attimo al mio percorso.
Ricordo come, ormai otto anni fa precisi ho iniziato a digiunare, a fare ossessivamente attività fisica, a inventarmi bugie da dire a tutti. Ricordo esattamente la mia prima abbuffata, i dettagli. Era un pomeriggio e mi trovavo in biblioteca. Avevo detto a mia mamma che avrei studiato a casa di un'amica, che avrei pranzato da lei. In realtà era solo una scusa per saltare il pasto e ammazzarmi poi di studio in santa pace. Ero a totale digiuno da un giorno e mezzo. Ho pensato di prendere un succo di frutta al distributore della macchinetta, mi servivano zuccheri per concentrarmi. Una cosa tira l'altra e ho speso un sacco di soldi per comprare una montagna di quelle merendine. Mi sentivo come posseduta. Chissà da quanto tempo mi privavo di tutto quel cibo. Sono andata in un angolino della biblioteca e ho divorato tutto. Inizialmente provavo ad assaporare ogni boccone, poi è cambiato tutto. Quel cibo non aveva più sapore, non mi interessava sentirlo e inghiottivo pezzi di merendine senza nemmeno masticarle. La mia mente non pensava a niente, le mie mani e le mie mascelle si muovevano automaticamente. Mi sono accorta che un ragazzo mi stava guardando con sguardo schifato. O forse è solo quello che vedevo io e in realtà era solo preoccupato. Ho provato una vergogna immensa e sono corsa in bagno, lasciando tutte le cartacce in giro. Quella è stata la prima volta che mi sono provocata il vomito. Ma non basta. Ho ripetuto tutto subito: ho comprato altre merendine e mi sono ingozzata, ma questa volta l'ho fatto direttamente in bagno, per non essere vista. E di nuovo a vomitare. Non ho mai avuto difficoltà ad attuare questa mostruosa pratica, nemmeno all'inizio. Con il tempo ho semplicemente imparato i "trucchetti" per rendere tutto più semplice, silenzioso ed efficace, ma di fatto anche agli inizi ne ero in grado. E da lì sono caduta in un vortice infinito.
Oggi non mi abbuffo più, ma quel gesto finale è ancora troppo spontaneo. Un gesto drammatico, pericoloso, insensato ma liberatorio, che diventa una droga, una vera e propria dipendenza. Dopo un pasto non fai che ripeterti "non lo faccio, resto qua, seduta, con la cena nello stomaco" e due minuti dopo ti ritrovi in bagno, senza nemmeno capire come ci sei finita. Un continuo riempirsi e svuotarsi, un'instabilità perenne.
Mi sveglio la mattina cercando sempre di essere positiva. Mi ripeto che questo giorno sarà diverso, un nuovo inizio, ma alla fine si rivela essere sempre un giorno come gli altri. Non perdo la speranza, questo no, ma inizio a sentirmi stanca, stremata. Dovrei almeno bere molta acqua per tenermi idratata, ma mi dimentico di farlo.


Ora andrò a fare colazione, al lavoro necessito di energie.

Vi auguro una dolce giornata.

lunedì 21 settembre 2015

#32.

Buongiorno a tutte!
Il mio blog è tornato ad essere pubblico, perché ho finalmente parlato con Elena, la mia amica, e quindi non devo più nascondere nulla.
Ho trascorso un bel weekend con lei. In realtà, sabato mattina prima di andare al lavoro sono stata piuttosto male, ma poi è venuto a trovarmi in piadineria mio papà, che non vedevo da due settimane, e sono stata così felice di rivederlo! Abbiamo pranzato insieme e poi, quando ho finito al lavoro, siamo stati insieme ancora un paio di ore. Abbiamo parlato un bel po' e quando se ne è andato ho sentito una stretta allo stomaco. Mi piace vivere a Milano, ma sono lontana dai miei genitori e dal mio migliore amico. Sento costantemente la loro mancanza, anche se qua a Milano ho la mia migliore amica e il mio ragazzo, con cui addirittura vivo. È come se il mio cuore si trovasse contemporaneamente in due posti diversi, distanti, e io mi sento un po' spaccata a metà.
Quando mio papà è andato via per tornare a Bergamo, io sono uscita per vedermi con Elena. Ci siamo trovate di fronte al Duomo e siamo andate a piedi fino ai Navigli. Abbiamo mangiato un buonissimo gelato al pistacchio e cocco, completamente vegan e sì, me lo sono goduto, anche se lo stomaco mi faceva un po' male. Abbiamo camminato e chiacchierato tutto il tempo! La sera abbiamo cenato a casa sua e lì mi sentivo onestamente un po' a disagio, mentre poi, mi sono goduta i pop corn senza il minimo rimpianto guardando un paio di video su YouTube, Abbiamo concluso la serata guardandoci Toy Story 3, che io so praticamente a memoria, prima di addormentarci. La mattina dopo abbiamo fatto colazione e ci siamo messe in giardino a parlare. Le ho spiegato tutto, di mia mamma, del mio rapporto con il cibo, di come mi sento arrabbiata e triste. Ho pianto davanti a lei, per la prima volta, e mi ha abbracciata. Abbiamo continuato a parlare, lei mi teneva la mano e tutto mi sembrava più semplice. Come se quella presa volesse dire "non sei sola", o qualcosa del genere. Per la prima volta ci siamo dette a voce "ti voglio bene", cosa che già pensavo da un po', ma che non sono mai riuscita a pronunciare. Do tanto valore a queste semplici parole e oltretutto sono proprio un disastro ad esternare i miei sentimenti. Le emozioni sono spontanee, ma i sentimenti sono più complicati e la mia diffidenza mi ha portata a chiudermi un po' in me stessa.
Sono davvero felice di come siano andate le cose. Temevo che si sarebbe allontanata, o che avrebbe iniziato a guardarmi diversamente, non so. Invece, ho potuto constatare di avere una vera amica al mio fianco.
Per pranzo sono tornata a casa mia e il pomeriggio è stato un po' un disastro. Simone, non potendo più far finta di nulla, mi ha chiesto cosa mi sta succedendo. Gli ho detto tutto. Abbiamo parlato dei problemi che ho ancora con il cibo e la sua prima reazione è stata quella di arrabbiarsi con me. Non per il mio problema, ma perché ne ho parlato prima ad Elena che a lui. Mi ha detto che mi starà accanto, ma mi ha riempita di domande che mi hanno fatta sentire troppo sotto pressione, tanto da farmi desiderare che la conversazione finisse subito. Per un attimo mi sono pentita di avergli detto tutto, ma in realtà so che è stata una cosa positiva.
La cena, o meglio, il post cena, è stato il solito disastro e Simone ha provato a trattenermi lì con lui. Ma nulla, mi sono messa a piangere, è diventato troppo pensante tenermi quel cibo nello stomaco, temo di star perdendo il controllo della situazione. Se non mi "libero", inizia a battermi forte il cuore, il respiro aumenta, il pianto, e la voglia irrefrenabile di staccarmi la pelle e la carne di dosso, di darmi pizzicotti e tirarmi i capelli. È frustrante avere ogni volta questa reazione e preferisco "liberarmi". Per i cinque minuti successivi ho l'impressione di sentirmi davvero meglio. Un peso in meno. La leggerezza di un attimo.
Uscita dal bagno, Simone mi ha presa per mano e mi ha portata sul terrazzo. Mi ha abbracciata forte e abbiamo guardato il tramonto insieme. Mi ha sussurrato parole molto dolci, mi sono sentita amata.
Ma oggi ho la lingua dolorante, piena di taglietti, e lo stomaco mi fa davvero molto male, lo sto torturando. Non posso continuare così. È tutto così difficile.
Questa mattina scrivo alla mia ex psicologa, non ha più senso rimandare.
Forse ho davvero perso il controllo.

Spero che voi stiate bene, ora passo da voi.
Vi stringo.

sabato 19 settembre 2015

#31.

Buongiorno a tutte.
Oggi mi sento un po' meglio. I problemi ci sono sempre, tra poco chiamo mia mamma per sapere come sta, ma come ho già detto vorrei focalizzarmi sui dettagli positivi delle mie giornate.
Ieri, ad esempio, è stata una buona giornata. Sono riuscita a trattenere la cena nello stomaco e credetemi se vi dico che è molto, in questo periodo. Ho mangiato un piatto normale, nulla di esagerato, ma lo stomaco tirava parecchio, tira tutt'ora, e "liberarmi" è stato purtroppo il primo dei miei pensieri. Eppure no, ho resistito. Pazienza se mi sono sentita appesantita, è cibo, solo cibo, nutrimento sano per il mio corpo e per la mia mente, niente che possa farmi del male.
È pazzesco come fino a solo un mese fa avessi un rapporto sano con il cibo (nonostante gli alti e i bassi) e ora mi ritrovi a dovermi ripetere queste ovvietà e fatichi comunque a convincermene. La mente è proprio una stronza. Come dicevo a Curvula in un commento, "liberarsi" del cibo è in realtà un tentativo di liberarsi del dolore che proviamo dentro di noi. E ieri ho scelto di tenermi questo dolore. Non è stato affatto semplice, ma la stanchezza è stata dalla mia parte, mi sono addormentata prima delle 22, sul divano, con Simone che mi accarezzava i capelli, quindi i miei brutti pensieri hanno avuto poco spazio a disposizione per svilupparsi e trascinarmi di fronte al cesso. Tutto sommato, stancarmi così tanto grazie al lavoro, ha il suo risvolto positivo.

Oggi, come ho già anticipato negli scorsi giorni, mio papà verrà a trovarmi sul posto di lavoro, mangerà in piadineria e quando smonto da lavoro staremo insieme un paio di ore. Mi manca tanto, vorrei poter vedere i miei genitori ogni settimana.
Poi ho in programma un bel weekend con una mia amica. Faremo un giro in Duomo, forse comprerò un paio di collant davvero carini e poi rimarrò a dormire a casa sua. Non so di preciso cosa faremo nel dettaglio, ma l'idea di cenare insieme mi mette ansia. Voglio riuscire a parlarle di questo periodo, voglio mettermi a nudo e darle la possibilità di scegliere se rimanere con me o allontanarsi, credo sia suo diritto. Dopo avergliene parlato, potrò rimettere pubblico questo blog, perché a quel punto non mi importerà più tenere nascosta questa parte di me. Del parere degli altri non mi importa, mi preme solo il suo, per ora.

Ora cercherò di fare una buona colazione, mi fa rabbia l'idea di non riuscire più a godermi il cibo, di sentire questo bisogno di liberarmi e sentirmi vuota.

Vi auguro una dolce giornata.

venerdì 18 settembre 2015

#30.

Buongiorno a tutte.
Non vorrei intristire questo post, ma non saprei proprio come fare.
Ieri ho chiamato mia mamma. Abbiamo un rapporto meraviglioso noi due, un legame speciale. Il bene che provo per lei non è minimamente quantificabile. Non ci sentivamo da due settimane. Io sempre stanca per il doppio lavoro, lei evidentemente troppo stanca per altri motivi, non ci siamo chiamate. Bene, ieri ho trovato un buco di tranquillità e lucidità e l'ho fatto io. Più parlavamo e più le lacrime mi rigavano il viso. Simone che mi guardava impietrito, consapevole che mia mamma mi stava dando brutte notizie. Io che ormai non controllavo più il pianto ma riuscivo a mantenere un tono di voce tranquillo, per non far trasparire il mio reale stato d'animo. Per mia mamma sono sempre stata un pilastro a cui aggrapparsi nei brutti momenti. Non posso crollare, o almeno, non posso farlo quando sono con lei. Se crollo io, crolla anche lei. Io, anche se a fatica, forse riesco a rimettermi in piedi, ma mia mamma, quella povera donna, è davvero stremata. Quindi non ho scelta, con lei devo essere forte, anche se ciò significa fingere, punto.
Mi è crollato il mondo addosso, completamente. La sua malattia, già incurabile e degenerativa, si è aggravata notevolmente. In più, dovrà fare la sua quarta operazione al cuore.
In questo momento mi chiedo cosa ci faccia io ancora qua a Milano e perché non sono da lei, a 70km da qui. Con il lavoro non ho tempo di respirare, dove trovo il tempo di andare da lei? Ho bisogno di vederla e abbracciarla, anche se questo significa che dovrò trattenere tanti pianti e mi sentirò stremata, ma fa niente, voglio stare con lei. Forse dovrei parlare di questa situazione alla mia datrice di lavoro, così in caso se chiederò qualche giorno di permesso in futuro sa il perché.
Mia mamma è la donna che conosco che più ha sofferto in assoluto e mi chiedo come faccia a vivere con questo macigno sulle spalle. Ma di fatto non è umanamente accettabile subire tutto ciò che ha subito lei nella sua vita, ed è per questo che da anni soffre di depressione. Alla forza c'è un limite. Lei è forte e sicuramente molto coraggiosa, ma è pur sempre umana, i supereroi non esistono, e negli ultimi anni ha davvero dovuto sopportare di tutto.
Mi sento così impotente e fragile. Non so come farò. Mi sento davvero a pezzi, il terreno sotto ai miei piedi frana sempre di più.
È inutile dire come sia finita la mia serata. Non sono in grado di trattenere nulla nello stomaco quando vivo un forte stress come questo. E i lunghi pianti mi tolgono un mucchio di energie.
Spero che oggi al lavoro avremo pochi clienti, perché altrimenti non so come farò ad arrivare a fine giornata con queste poche forze che mi rimangono.
Voglio comunque trovare qualcosa di positivo nella giornata di ieri:
-Ho parlato tanto con un mio collega, un ragazzo della mia età, e mi sono trovata bene;
-Simone mi ha abbracciata forte;
-La bambina a cui faccio babysitting mi ha dato un bacino sulla guancia.

Vi chiedo scusa per la negatività del post, ma avevo davvero tanto bisogno di esternare questo dolore, non mi fa bene tenermi tutto dentro.

Vi auguro una dolce giornata.

giovedì 17 settembre 2015

#29.

Buongiorno a tutti!
Oggi è davvero un buongiorno come si deve, che bellezza.
Ieri è stata una bella giornata, sono stata impegnata ancora tutto il giorno e ho tenuto la mente altrove per un bel po'.
La sera sono stata al cinema con Simone, a vedere il nuovo film della Pixar: Inside Out.
È stato meraviglioso. Ho riso, pianto, provato mille emozioni mentre sgranocchiavo dei pop corn con Simone.
Questo film fa riflettere molto, a mio parere. Il succo di tutto è che tutte le nostre emozioni sono fondamentali nella nostra vita. Anche la tristezza, che tutte noi vorremmo evitare come la peste, è fondamentale per vivere appieno. Un momento di tristezza, lungo o breve che sia, è inevitabilmente seguito da un sorriso, da un attimo di gioia. Quando siamo tristi e qualcuno ci consola, ci sentiamo inevitabilmente meglio. Un abbraccio, o delle belle parole, sono più apprezzate e sentite se ci vengono rivolte in un momento di sconforto. Ci aiutano a star bene. Di fatto, nessuna situazione che viviamo è solo bianca o solo nera. Ogni esperienza vissuta comprende le sfumature di più emozioni diverse, spesso contrastanti tra di loro.
È bello guardare un film teoricamente progettato per un pubblico giovane, che ti fa riflettere dall'inizio alla fine. Ho capito che anche quando vivo un momento brutto, non mi trovo in mezzo ad una catastrofe. Posso trovare qualche dettaglio positivo anche nella situazione più oscura, sempre. Magari in un dettaglio microscopico, nulla di eclatante, ma c'è, è lì!
Per esempio: questo film mi ha fatto sentire viva. Io mi sento viva ogni volta che provo delle emozioni. In fondo, credo che lo scopo della mia vita sia proprio... VIVERE! E finché proverò qualcosa, potrò dire di star vivendo davvero. Ieri è stato il primo giorno senza "liberazione" dopo tantissimi giorni. È rimasto tutto nel mio stomaco e, anzi, addirittura ho mangiato una montagna di pop corn! Nella mia mente i brutti pensieri ci sono stati, ma, ehi, ieri ho vinto io! E se oggi cadrò, me ne farò una ragione, mi rimboccherò le maniche e farò del mio meglio domani.
Stavo pensando di scrivere ogni giorno, qua sul blog, le piccole cose belle che mi succedono, volta per volta. Qualunque cosa mi abbia fatto sorridere, che potrebbe essere da una piccolezza come "ho visto una bellissima farfalla" a qualcosa come "Simone mi ha chiesto di sposarlo". TUTTO.
Fatelo anche voi, se vi va! Scrivete da qualche parte, anche su un quaderno, i pensieri felici della vostra giornata. Non rifiutate i pensieri brutti, anche questi sono fondamentali per vivere davvero, ma l'importante è riuscire a cogliere anche le sfumature di luce, quelle piccole cose che ci scaldano il cuore, dovesse essere anche solo per cinque secondi.

Credo che renderò di nuovo pubblico il mio blog, sabato, non appena avrò parlato di questo brutto periodo con la mia unica amica. Non mi importa quello che hanno da dire le persone crudeli e ficcanaso. Ho nascosto questo blog essenzialmente perché non voglio che la mia amica legga queste cose prima che gliene parli io. Tutto qua. Delle opinioni altrui, me ne faccio poco. Non lo dico con leggerezza, è la verità: do importanza solo alle parole di coloro a cui tengo davvero, a cui sono affezionata.
Se mai vorrò renderlo ancora privato in futuro, ho comunque le vostre mail salvate e potrete accedere sempre al mio blog.

Vi auguro una dolce giornata.

mercoledì 16 settembre 2015

#28.

La mattina non ho mai voglia di uscire di casa. Mi alzo presto, non voglio sprecare la giornata, eppure mi pesa un sacco l'idea di andare al lavoro. Una volta che inizio, invece, il tempo passa veloce e non è nulla di tragico. Come ogni cosa la parte difficile è iniziare, fare il primo passo.
La sera sono esausta. Mi sembra che anima e corpo siano due entità separate e discordanti. Il corpo si muove in modo automatico, compie le solite azioni, azioni spesso malsane e nel frattempo i miei pensieri sono altrove.

...quando però il Coniglio tirò fuori un orologio dal taschino del panciotto, lo guardò e poi si mise a correre ancora più in fretta, Alice balzò in piedi, poiché le balenò in mente che non aveva mai visto prima un coniglio con un taschino nel panciotto, e per di più con un orologio dentro e, morendo dalla curiosità, attraversò di corsa il campo dietro a quello, arrivando appena in tempo per vederlo scomparire in un'ampia tana da conigli sotto la siepe.
Un attimo dopo anche Alice scomparve là dentro, senza pensare neppure per un attimo a come diavolo avrebbe potuto uscirne.
LEWIS CARROL, "Alice nel paese delle meraviglie"


martedì 15 settembre 2015

#27.

Primo post con il blog privato. Vi ringrazio per aver deciso di continuare a leggermi. Per ora siete in cinque, magari farò il giro delle altre blogger che entrano raramente per sapere se vorrebbero seguirmi anche loro, ma ad ogni modo meglio un buon pubblico ristretto che uno enorme e confusionario.

Ieri la giornata è stata piena. Nell'orario di pranzo lavoro sempre in piadineria e il pomeriggio tengo la bambina a cui faccio da babysitter. È stata così tenera. Ci siamo incontrate tre volte in tutto, ma quando ieri mi ha vista fuori dalla scuola mi ha dato subito un bacino sulla guancia e mi ha preso la mano. Questa cosa mi ha fatta sorridere. La bellezza sta anche in questi piccoli dettagli.

Forse Simone inizia a tranquillizzarsi. Non perché ne abbia motivo, ma perché le mie bugie sono sempre meglio costruite..
Non so cosa mi capiti la sera, ma non riesco proprio a trattenere il cibo. Mentalmente, intendo, non ci riesco. Mi sento un macigno nello stomaco sia che mangi un piatto di pasta, sia che mangi uno yogurt. Ieri sera ho mangiato tanto. Tutto cibo sano, ma tanto: tofu, rucola, carote, due yogurt di soia con un po' di cereali dentro. Mi sono liberata di tutto, silenziosamente. Con lo stomaco vuoto, esco dal bagno sorridente, come se nulla fosse accaduto. Prendo il pezzo di avocado che è rimasto nel cesto della frutta e lo mangio. Ecco la domanda di Simone: "Ma non stai mangiando tanto questa sera?". "Ho semplicemente fame" e sfoggio un mega sorrisone nonostante dentro di me mi senta morire. Quando qualcuno mi dice che mangio tanto, mi sento automaticamente grassa. Non mi pongo nemmeno il dubbio (sarò grassa?, ma intende che sono ingrassata? ingrasserò?), per la mia mente è così e basta: SONO GRASSA. Fatto sta, che per Simone ho mangiato tutta quella roba ieri sera, mentre in realtà ho trattenuto solo un pezzo di avocado.
La mia magra consolazione è che non mi abbuffo più, cosa che invece facevo anni fa. La sola idea mi disgusta. In compenso, mi ritrovo a "liberarmi" anche quando ingurgito solo 30g di pasta.

Mi guardo allo specchio e vedo che le mie costole sono sempre più sporgenti, così come la mia colonna vertebrale. Non sono comunque soddisfatta, vedo grasso ovunque. Vorrei pesarmi, ma la bilancia che ho a casa non funziona, dovrei comprarle una nuova batteria. Poi mi rendo conto che è meglio così, che se mi fisso anche su quel numero è la fine. Eppure dentro di me devo voglio sapere quanto peso.

Il cielo continua ad essere grigio, in questi giorni è così, ma mi va bene. Il tempo uggioso mi fa sentire in qualche modo più coccolata. Non chiedetemi perché, non ne ho la più pallida idea. Eppure mi sento come una bambina avvolta nella sua copertina calda preferita.

Vi auguro una dolce giornata.

lunedì 14 settembre 2015

#26.

Vorrei rendere privato il blog, permettendo solo ai miei attuali lettori di visualizzarlo, ma per fare questo mi serve il vostro indirizzo mail, quello che utilizzate per accedere a Blogger. Se me lo lasciate tra i commenti qua sotto, quando ne avrò un po' metterò in atto la mia decisione.
Voglio che il mio blog resti lontano da occhi indiscreti, non perché voglia nascondere chissà cosa, ma perché parlo di argomenti intimi e molto delicati, sfogo il mio dolore, e non posso sopportare che ci sia qualcuno che mi legge solo con lo scopo di divulgare ciò che scrivo. "Fare gossip", lo definirei io. Se esistessero solo persone intelligenti, per quanto mi riguarda, potrebbe leggerlo tranquillamente chiunque. Così, invece, no.
Ho deciso di scrivere qua solo perché in questo momento una parola di conforto sa farmi stare meglio, soprattutto se queste parole vengono da persone che riescono a capire ciò che sto provando, perché si trovano invischiate nella merda come me, detto proprio terra terra.
Tuttavia, il mio cercare conforto si sta trasformando nella fiera delle chiacchiere sul mio conto e non mi sta bene.
Se non volete lasciarmi la vostra email pazienza, deciderò come agire. Magari alla fine lo terrò pubblico, chissà.

Intanto la pioggia sembra essersi attenuata, ma il cielo è plumbeo e sento il freddo nelle ossa. Ho avuto freddo tutta notte e mi sono resa conto che Simone non mi ha abbracciata neanche per un attimo, così l'ho abbracciato io per cinque minuti, prima di alzarmi dal letto.
Mi attende una settimana piena con il lavoro e, se da una parte è positivo che io mi tenga impegnata, dall'altra so che non avrò modo di riposarmi decentemente e così sarò perennemente esausta.

Ieri ho iniziato a leggere un libro comprato al Libraccio, per soli 2€: "Sprecata", di Marya Hornbacher.
"Chi comincia a sviluppare un disturbo dell'alimentazione o chi ne è già vittima probabilmente non si rende conto che non è una fase che si supera. La grande maggioranza di chi ne soffre ne è tormentata per tutta la vita". Vi dirò la verità, ho avuto la pelle d'oca quando ho letto queste due frasi. Anche la mia psicologa mi ha sempre detto che uscirne completamente è praticamente impossibile: ci saranno piccoli episodi, scivoloni, ma chi ne ha sofferto per anni interi è più probabile che abbia vere e proprie ricadute. Ci si ritrova nella merda così, all'improvviso, senza accorgersene, senza realizzare il momento in cui si è ricaduti in tutto questo. Io ho sempre pensato di essere così forte da potercela fare, anche perché fino a non molto tempo fa, certi pensieri non mi sfioravano più minimamente. Dico davvero, non fingevo, ero sicura di esserne fuori ed essermi lasciata tutto alle spalle. E non riesco a capire quale sia stato il momento preciso in cui sono ricaduta in tutto questo. So che è più di un mese che qualcosa non va. Più di un mese che la mia alimentazione, da sana ed equilibrata, è tornata ad essere irregolare e incompleta, ossessiva e paranoica. Di più non so. Non capisco. Che rabbia.
Ieri sera mi sono accorta quanto effettivamente sia già invischiata in questa melma. Dopo cena, dopo essere uscita dal bagno, Simone mi ha posto la solita domanda. Ho negato, ho detto di star bene, l'ho detto in modo convincente. Mi ha chiesto di guardarlo negli occhi e di giurare. L'ho guardato negli occhi, ed erano spaventati, preoccupati, sembravano quasi tremare. E io ho giurato. Mi sembra di essere tornata ad anni fa, quando mentivo costantemente a mia mamma. Mi inventavo di quelle stronzate che avrei potuto vincere un oscar per la recitazione. Ho fregato tutti per anni ed ero davvero brava. Ora sto prendendo per il culo Simone, la persona che amo e con cui vivo. Sono attanagliata dai sensi di colpa per questo. Lui non lo merita. Eppure, sebbene mentire vada contro i miei principi in quanto sintomo di codardia e debolezza, l'idea di ammettere a voce alta che qualcosa non vada, mi terrorizza. Di fatto è così, sono giorni che riempio il mio blog con parole scritte, ma ad alta voce non riesco a dire nulla.
Sono codarda?
Evidentemente sì.

Vi auguro una buona giornata.
Vi stringo.

domenica 13 settembre 2015

#25.

Ieri pomeriggio, subito dopo il lavoro, mi sono vista con la mia amica.
Mi sento urtata per il fatto che qualcuno le abbia riferito ciò che ho scritto qua, ovvero che vorrei poterle parlare di questo mio periodo di merda. Apprezzo che qualcuno si preoccupi per me, ma trovo che sia stata una mossa irrispettosa nei miei confronti. Quando sarò pronta gliene parlerò, fine. Pensavo di farmi forza e aprirmi con lei il prossimo sabato, visto che dormirò a casa sua e avremo modo di stare insieme molte ore. Detesto tenere nascoste delle parti di me. Non mi piace non poter essere me stessa, almeno con coloro a cui tengo. Va proprio contro i miei principi fingere di star bene quando non è così. Sono frenata solo perché ho paura che si allontani da me o che mi giudichi male, ma di fatto deve aver la possibilità di scegliere, di sapere chi ha davvero davanti e la decisione di starmi accanto deve essere solo sua, non devo imporgliela. Quindi, non so ancora quali cazzo di parole userò, ma le dirò tutto tra una settimana.
Abbiamo passato un bel pomeriggio e i suoi abbracci mi hanno fatta star bene. Non vedo l'ora di rivederla.

La sera, con la cena, non ci sono state novità, si è svolto tutto come sempre. Tuttavia, io e Simone siamo poi usciti per fare un giro in paese e io ho proposto di prendere un gelato. Ho preso una coppetta con gusti fragola e cioccolato fondente, ovviamente vegan, e mi è piaciuta davvero molto. Simone non mi fa più domande dirette, ma credo che sappia che qualcosa non va. Lo colgo spesso sul fatto mentre mi guarda e mi ripete con dolcezza che sono bellissima.

Questa notte ho fatto un paio di incubi che mi hanno svegliata, ma in totale ho comunque dormito dieci ore, cosa che non accadeva da anni, credo.
Il cielo qua a Milano è grigio, sta piovendo, e amo il suono rilassante dell'acqua. Mi distende i nervi, mi fa sentire viva. Forse sono strana, ma la pioggia mi trasmette vita, dico davvero.
Ora farò colazione. Sono le 10 e mezza, è abbastanza tardi e non ho nemmeno fame, ma voglio mangiare comunque qualcosina. Un passo alla volta, mi porteranno lontana. Il problema è che io mi trovavo già lontana e mai avrei pensato di potermi ritrovare nuovamente a questo punto. Davvero, mai. Tanto meno con questa rapidità. Mi fa rabbia tutto ciò, detesto tutto ciò, mi sembra di non essere libera. Ma ricomincio da qui, non posso fare altro.

 Un passo alla volta.

sabato 12 settembre 2015

#24.

Grazie di cuore ragazze per i commenti al post di ieri. Siete state così dolci, indistintamente. Uno dei commenti, però, mi ha fatto riflettere su una cosa. E se io stessi ancora ricercando la tanto bramata perfezione?
Ormai sette anni fa sono entrata nell'abisso dei DCA e perché? Perché non mi sentivo mai abbastanza. Davo il 101% di me in ogni cosa che facevo, in ogni relazione, ovunque e per chiunque, e non era mai abbastanza. Non lo era proprio, mi facevano sentire tutti di un'inutilità pazzesca, non erano mie paranoie. Mi facevano sentire un peso. Ora, a distanza di anni, sono ossessionata dalla paura di deludere tutti. Vivo con il mio ragazzo e ho paura di come potranno andare le cose tra di noi in futuro. È inutile venirmi a dire che bisogna vivere il momento, senza pensare al futuro, perché lo so, ma io non ci riesco proprio. Se con lui un giorno dovesse mai finire, cosa ne sarebbe di me? Se dovesse trovarsi un'altra perché io "non sono abbastanza"?
Altra cosa: il lavoro. Ho una paura folle di poter combinare disastri, anche se per ora sta andando tutto molto bene, e non voglio deludere i miei datori di lavoro. Non voglio essere "non abbastanza" per le loro esigenze, non voglio che mi considerino un'incapace, non voglio deludere le loro aspettative.
Potrei star qua ad elencare altre mille cose riconducibili alla paura di non essere abbastanza, o alla ricerca della perfezione, dipende dai punti di vista, ma mi fermo qua per ora, che è meglio.

A volte vorrei che ci fosse qualcuno che mi dica cosa cazzo devo fare. In alcuni momenti mi sento così persa, sperduta, tanto da non capire da che parte devo andare. Vorrei che mi si dicessero le cose come stanno, una verità forse dolorosa, ma che mi permetta di fare un po' di chiarezza.
Quando anni fa mi è stata diagnosticata la bulimia nervosa in un centro per DCA, ho iniziato ad aprire gli occhi. Sapevo già di essere bulimica da anni, non ci vuole un genio per capirlo se vomiti cinque volte ogni giorno, ma sentirmelo dire in quel modo, così oggettivo e senza giri di parole, mi ha aiutata a prendere consapevolezza della realtà.
Quando mi hanno detto che mia nonna, o la mia cagnolina, sarebbero morte di lì a breve, mi sono sentita morire dentro come non mai, ma almeno ho ricominciato a provare qualcosa. Qualcosa che fino all'attimo prima anestetizzavo io stessa, visto che non avrei mai accettato quella realtà.
Ho bisogno di sentirmi sbattere in faccia la realtà per rendere reale qualcosa di cui magari sono già a conoscenza ma che non riesco ad accettare.



Questi giorni sono tutti uguali. Qualunque cosa mandi giù, mi sembra troppo.
Due fette di pane sono troppe.
Un burger di soia intero è troppo.
Una scatola di fagioli è troppo.
Anche quando mangio solo una pesca, è troppo.
Mi "libero" di questo "troppo" ormai ogni giorno. Dopo questo sporco e insulso rito, il mio viso sembra sempre così malato e scavato, gli occhi rossi e pieni di lacrime, la gola che brucia, la lingua piena di piccoli taglietti, il naso che cola, lo stomaco che duole.
Vorrei liberarmi del dolore che provo, delle mie paure, delle mie insicurezze che sembrano essere sempre più forti. Vorrei liberarmi di tutto questo. Vorrei prendere il mio dolore con le mani, staccarlo dal petto, buttarlo nel cesso e tirare lo sciacquone.
Ma no, non è possibile. Posso solo liberarmi di quel "troppo" che si trova nel mio stomaco.
Ne parlo qua, perché non mi conoscete e chi mi conosce presumo non mi legga: ho tolto il link del blog da ogni social. Vorrei poterne parlare anche con un'amica, ma abbiamo stretto un bel rapporto da poco tempo e, indovinate un po'? Ho paura che se ne vada se scoprisse tutto questo.
Mi sento una codarda, ma non posso perdere anche lei. Non voglio, è una persona importante per me.
Vorrei che mi guardasse negli occhi e capisse tutto da sola, che mi stringesse e mi dicesse che mi vuole bene anche se sono un disastro, anche se ho deluso le sue aspettative.
Vorrei che lo stesso facesse Simone, anziché chiedermi semplicemente se dopo cena ho vomitato.

Qualcuno mi dica cosa diavolo fare, perché io non sto capendo più un cazzo.

venerdì 11 settembre 2015

#23.

Eccomi qui. Credo che scriverò ogni mattina. Sono appena rientrata a casa, la mia ora da babysitter mattutina è andata anche per oggi. La sveglia alle 05.50 non mi turba, anche perché amo camminare per strada mentre il sole non è ancora sorto e la luce proviene solo dai lampioni o da qualche finestra. Ed ecco che alle 08.02 -ora attuale- ho già lavorato un'ora come babysitter e camminato per 45 minuti a passo spedito.

Ieri è stata una giornata molto stancante. In piadineria abbiamo lavorato tantissimo, sembravo una cavalletta che saltellava qua e là, mai un attimo ferma. Il tempo è volato e va bene così. Mi sto impegnando molto, non voglio deludere nessuno, tanto meno voglio tradire la fiducia che le mie superiori hanno riposto in me. Sono contenta perché nonostante il casino totale che c'era, sono stata efficiente e produttiva.

Appena tornata a casa, Simone ha voluto parlarmi. Abbiamo chiarito la situazione spiacevole della sera precedente. Il pomeriggio, sebbene fossi stanca morta, ho trovato comunque le energie per fare spesa e pulire casa.

La sera, il delirio. Simone è uscito dopo cena per andare ad una festa. Nel giro di poche ore ho combinato un disastro. Disastro che non voglio nemmeno pronunciare, mi rifiuto. Fatto sta, che tra un boccone e l'altro sentivo gli occhi riempirsi di lacrime. Ho massacrato stomaco e gola. Gli occhi sono ancora rossi persino questa mattina, per i numerosi sforzi che il mio fisico ha ingiustamente subito.
Sono andata a letto amareggiata, angosciata, con un gran senso di debolezza e disgusto. Disgusto per ciò che mi sto facendo. Disgusto che provo solo mentre sono a mente lucida.

Alle 3 di questa mattina è tornato a casa Simone. Io dormivo, ma mi sono svegliata. Tremavo, la mia mente ha iniziato ad inventare storie, una più terribile dell'altra. Ho immaginato cosa mai potrà aver fatto a quella festa del cazzo. Non so fidarmi di nessuno e credo che mai lo farò. Non riesco e non voglio. Fidarsi di qualcuno è un po' come illudersi, perché, di fatto, tutti prima o poi ci deludono, che sia volontariamente o inconsapevolmente non importa, la realtà è questa e tanto vale farsene una ragione.
Simone ha notato che ormai ero sveglia. Mi ha chiesto se volevo essere abbracciata e dopo un momento di rabbia interiore, ho detto di sì. Avendo notato la pila di roba sporca nel lavello, mi ha posto la sua ormai domanda abituale. Gli occhi mi si sono riempiti ancora di silenziose lacrime e ho semplicemente detto "Sono stata male, ma niente di preoccupante, tranquillo". Lui mi ha stretta forte e mi ha tranquillizzata: "Starai bene amore, nessuno può più farti del male adesso".
Quanto mi piacerebbe poterlo credere.

ATTENZIONE: Ragazze, vorrei seguire qualche blog nuovo. Mi consigliate qualcuno che scrive abbastanza regolarmente? Anche il vostro blog, se ne avete uno. Seguo tantissimi blog, in realtà, ma vedo che la maggior parte sono stati abbandonati e ciò mi dispiace. Vorrei trovare qualcuno da leggere, con cui condividere pensieri e conforto.

Vi stringo.

giovedì 10 settembre 2015

#22.

Ho voluto semplificare il mio blog, rendendolo tutto bianco. A molti potrà sembrare impersonale, ma io trovo che mi rappresenti. Ho un'anima bianca, come una tela in attesa di essere dipinta.
Ho iniziato il lavoro. I giorni di prova in piadineria sono terminati e mi hanno presa, sono piaciuta. Un'ottima notizia. Questa mattina ho anche iniziato come babysitter. Altra ottima notizia. Sì, wow, tutto molto entusiasmante.

Ieri ho trascorso una bella serata con Simone. Siamo stati sui navigli, gli ho offerto la cena, poi un gelato buonissimo. Tutto perfetto fino al momento in cui non ho mandato all'aria tutto. Abbiamo litigato, per colpa mia. Odio andare a letto arrabbiata, triste, senza nemmeno dire "buonanotte" a Simone. Quando è venuto a letto anche lui, ho fatto finta di dormire. In realtà ero sveglia, ma ho preferito fingere, perché non avrei sopportato di sentirmi dire altre orribili parole, così come non sarei riuscita a pronunciare niente senza avere un groppo in gola.
Ho pianto silenziosamente, nel buio, accoccolata sotto le coperte, cercando di farmi forza da sola. La mia mente urlava disperata, desiderosa di un abbraccio.
Abbracciami. Vieni qua con me, nel mio lato del letto, stringimi forte e sussurrami che mi ami.
Niente di tutto ciò è successo. Lui si rigirava nel letto e ogni tanto imprecava. Io rimanevo immobile, in posizione fetale, con il freddo nelle ossa, lo sconforto nell'anima e le lacrime sul cuscino.

Sono un totale disastro. Questa sera non andrò con lui alla festa a cui siamo stati invitati. Rimarrò da sola, a casa, a corrodermi lo stomaco all'idea di ciò che lui potrà fare in mezzo a tutto quell'alcol e a quelle persone. Guarderò qualche film, bevendo litri di camomilla, cercherò invano di andare a letto presto.

Sto dimagrendo, il come non importa.
Vorrei solo che nessuno mi facesse domande. Vorrei che si facessero tutti i fatti propri, senza rompere i coglioni a me. Sto dimagrendo? Bene, ma finisce lì. Le domande al riguardo mi danno fastidio. Simone mi chiede senza giri di parole "Ma hai vomitato? Ti ho sentita vomitare" quasi ogni volta che esco dal bagno dopo cena. E fa male. Fa rabbia. Ciò che faccio o non faccio, sono solo affari miei. Tanto a nessuno importa realmente come sto, quello che mi passa per la mente. E lo dico in tutta onestà, nessuno mi vuole bene fino a questo punto. Non ne faccio un dramma, presumo sia normale così.

A volte penso che vorrei tornare dalla psicologa, per fare chiarezza tra i miei pensieri. Poi mi dico che non posso, non ho i soldi, e non ho un reale motivo.
O forse sì.
No.

Sono solo le 08.49 di mattina e la mia giornata è iniziata già tre ore fa. Ho già fatto mille cose e altrettante dovrò farne da qui a sera.
Vorrei tornare a letto, a dormire. Tra le sue braccia. Tra i suoi respiri. Tra le sue carezze.
Magari domani.


martedì 1 settembre 2015

#21. Aria di cambiamenti

Il tempo trascorre così velocemente che non mi dà nemmeno il tempo di realizzare ciò che accade.
Questa mattina incontrerò la mamma e la bambina per cui lavorerò come babysitter a partire da settimana prossima.
Giovedì inizio invece a lavorare in piadineria come cameriera.
Nel frattempo, non so come, continuerò a fare anche la dogsitter.
Tre lavori, insieme.
Prevedo un anno ricco di soddisfazioni ma anche tanto, tanto stancante. Una nuova sfida che voglio affrontare di petto. Voglio essere orgogliosa di me e rendere orgogliose le persone che mi amano.

I litigi con Simone sono perlopiù basati sulla sua preoccupazione. È convinto che io abbia ancora un disturbo alimentare e nonostante abbia cercato di rassicurarlo, lui rimane della sua convinzione. È irremovibile. Ci sono rimasta molto male quando me lo ha detto chiaramente, in modo diretto, senza i suoi soliti giri di parole e, in tutta onestà, senza un minimo di tatto. Non è il massimo vivere con qualcuno che quando ti guarda si chiede se hai vomitato, o se hai addirittura digiunato.

Cerco di vivere giorno per giorno, assaporare ogni attimo senza preoccuparmi troppo del futuro, perché rischierei di impazzire. Ho bisogno di concentrarmi sul presente.
ORA, come mi sento? Serena e positiva.
ORA, cosa mi preoccupa? L'idea di non riuscire a gestire una situazione.
ORA, di cosa ho voglia? Di star bene.
Ogni istante è a sé. Spesso un singolo evento negativo riesce ad offuscarci la mente e sembra sovrastare completamente tutte le piccole cose belle della vita, mentre bisognerebbe riuscire a trovare un equilibrio. Il nero deve coesistere con il bianco e creare tante sfumature. Non deve essere tutto nero e non deve essere tutto bianco, anche perché sarebbe impossibile, sarebbe solo un'illusione.

Voglio apportare dei cambiamenti grafici al blog, voglio rivoluzionarlo un po'. Come è ora non lo sento mio.